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172/377: Oschiri

ISPIRAZIONE

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Il percorso di oggi è facile e quasi tutto in piano, finalmente! Tuttavia vedo Tula nella valle di fronte e mi chiedo perché non l’abbia messa come tappa dopo Ozieri. Comunque arrivo a Oschiri e dalla strada principale arrivo sulla piazza principale, dove si trova la bella chiesa della Beata Vergine Immacolata, di un forte arancione, e contornata di palme, un bel colpo d’occhio. Dietro la chiesa una piazzetta nuova, in pietra bianca. Mi fermo per aspettare chi mi ospiterà.

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Poco dopo arrivano Gabriella, una ragazza che incontrai a Telti, e Marzia, la moglie di una guida turistica che oggi purtroppo per problemi di salute non potrà accompagnarci. Dopo un caffè andiamo a prendere Nadia, la ragazza che mi ospiterà per la notte, e ci mettiamo in macchina per andare a visitare due siti.

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Prima tappa, la chiesa di Nostra Signora di Castro. Marzia ci guida attraverso la struttura principale, in blocchi di trachite di varie tonalità di rosso-rosa, e quelle laterali, le mura e le cumbessias. Qui un tempo c’era un castrum romano, da cui il nome. Siamo su una collinetta e la vista spazia fino al Lago Coghinas.

Seconda tappa, ci arriviamo dopo un po’ di cammino in un sentiero che ci porta alla chiesetta campestre dell’Immacolata, e di fronte…l’Altare di Santo Stefano, scavato nella roccia, una delle testimonianze archeologiche più belle, intrise di mistero, e affascinanti che abbia incontrato in questo viaggio.

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Marzia ci spiega questo luogo, ci fa notare i dettagli delle forme sulla roccia, scavate da mano umana, ma delle quali è difficile la funzione: riti religiosi? riti di iniziazione? luogo funerario? luogo di devozione? Non si sa. E forse questo lo rende ancora più magico.

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Dopo un giro tutt’intorno all’altare, dove abbondano i segni sulle rocce, di varie forme, nonché canalette scavate nella roccia che uniscono i vari livelli, facciamo una pausa pranzo, seduti proprio di fronte alla parete. Il menù comprende solo una pietanza: le panade, rigorosamente di Oschiri, un tipo con salsiccia, uno con verdure. Finito questo sacro pic-nic, Gabriella tira fuori le sue campane tibetane (le stesse che abbiamo suonato a Telti) e le posiziona una per ogni nicchia nella roccia. E iniziamo a suonarle, creando un’atmosfera suggestiva in un luogo incredibile.

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Rientrati in paese rimango un po’ a lavorare, e poi mi faccio un giro nel paese per fare qualche foto. Il museo purtroppo è chiuso, qui si trova un importante carretto in bronzo, detto di Lugheria, trovato da Alberto La Marmora proprio ai piedi dell’omonimo nuraghe. Cammino per le stradine del centro, molte case fatte di trachite rossa e verde. Ritorno verso casa di Nadia, proprio di fronte alla bella chiesetta di San Sebastiano. Concludiamo questa bella giornata in pizzeria, con Nadia, Gabriella e sua figlia, a chiacchierare di vita.

 

FRAMMENTI SONORI

In arrivo…

 

BREVI NOVELLE SARDE

Errori di percorso. Oggi ho avuto l’impressione di aver calcolato male il mio percorso. Non è la prima volta e adesso vi spiego perché. Fare l’itinerario completo su una cartina, toccando i 377 comuni senza passare due volte sulla stessa strada sembrava (ed è) praticamente impossibile. Avendo tentato di tracciarlo sulla cartina, senza buoni risultati, ho adottato un’altra tecnica. Ho sovrapposto un foglio di carta lucida alla carta stradale (1:200.000 del Touring Club, una delle più belle che ho trovato) e ho plottato tutti e 377 paesi, come dei puntini, senza nome e senza numero. Gli unici due fissi erano il primo, Nuoro, per partire dal luogo di origine della mia famiglia, e l’ultimo, Cagliari, il mio luogo di nascita. Togliendo la carta stradale da sotto il lucido sono rimasto con una carta di puntini sparsi, e ho giocato a ‘unire i puntini’ proprio come il gioco della Settimana Enigmistica. In questo modo ho ottimizzato tutte le distanze, senza però tener conto di strade e soprattutto di geografie. Quando poi ho rimesso la cartina stradale sotto per vedere se effettivamente i puntini potevano essere uniti da una strada esistente, ho dovuto fare delle piccole modifiche. Mentre invece ho ignorato la geografia. Dunque Tula, che oggi vedevo abbastanza vicina a Ozieri, nel gioco dei puntini risultava molto più vicina a Erula, e dunque l’ho messa più tardi nel giro, non rendendomi conto che trovandosi su questa vallata, sarebbe stato più facile inserirla tra Ozieri e Oschiri, e da Erula invece andare direttamente a Chiaramonti. E vabbè. Tutta esperienza e conoscenza del territorio acquisita sulla propria pelle, o sulle proprie gambe!