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192/377: Martis

ISPIRAZIONE

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Bellissima giornata, parto in discesa da Chiaramonti e dopo pochi chilometri tra campi verdi arrivo a Martis. Mi fermo in un caffè a lavorare ed aspettare l’ora di pranzo per incontrare il mio contatto.

Ormai il caldo estivo è arrivato. Lo sfido facendo un giretto per esplorare questo piccolo paese. In una piazzetta mi colpisce una scultura sul muro che ricorda per qualche verso il monumento alle vittime dell’olocausto di Berlino per il suo grigiore. Passo accanto al Municipio e poi scendo sulla strada principale fermandomi alla chiesetta di Santa Croce e mi inoltro nelle stradine del centro storico per raggiungere casa di chi mi ospiterà.

Arrivo in una casa situata in una stradina stretta, dietro la chiesa di San Giovanni, e guarda caso mi accoglie Giovanni, accento toscano, che scopro essersi trasferito qui nella casa dei nonni. Vengo presentato ad un gruppo di ragazzi stranieri che Giovanni sta ospitando, Victoria americana di Boston, Pablo olandese/americano, Matilde ed Elisa francesi. Giovanni cucina per tutti e l’atmosfera è internazionale.

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Nel pomeriggio ci raggiunge Davide, che mi propone di andare a vedere due luoghi iconici di questo territorio. Con me e Davide viene anche Victoria, arrivata qui solo ieri ed interessata a vedere qualcosa. La prima tappa è alla chiesa di San Pantaleo, visibile nei campi poco fuori il paese, nella parte bassa. La struttura, in calcare bianco abbondante nella zona, è ormai abbandonata a causa di un importante movimento della terra che ha fatto letteralmente sprofondare la parte dell’altare e crollare diverse parti della chiesa. Pare che l’area fosse venerata per la presenza di acqua, possibile causa dello smottamento, e non lontano da qui ci sarebbero anche i resti di un tempio dedicato a Marte (da cui il nome Martis). Ci avventuriamo dentro, tra le colonne e il tetto parzialmente crollato, fino alla zona dell’altare, sprofondata, dove si vedono ancora resti di affreschi.

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Seconda tappa è al Parco Paleobotanico dove si trovano i resti della famosa foresta Carrucana, un’area ricca di resti di tronchi fossili. Ho già visto degli esemplari nei paesi qui vicino, a Bulzi e a Perfugas, e qui, in un campo verde, giacciono diversi massi cavi. A differenza dei tronchi fossili, questi sono massi di calcare al cui interno vi erano tronchi che si sono poi dissolti, lasciando nella pietra circostante dei buchi le cui pareti presentano ancora le venature del legno. Qui vicino una struttura in legno, dallo stile architettonico bizzarro, tra l’altro vincitrici del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa. Passeggiamo un po’ nel campo fino al torrente che scorre nella parte bassa, prendendo un po’ di ombra nel boschetto allestito per i picnic.

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Rientriamo in paese, e una volta rincontrati tutti i ragazzi prendiamo più macchine per dirigerci in un’altra località fuori paese. Attraversiamo campi che sembrano usciti dal desktop di Windows 98, tra resti di rocce calcaree e pian piano rocce trachitiche che aumentano. Lasciamo le macchine e ci inoltriamo in un sentiero che costeggia una fitta gola fino ad arrivare alle bellissime cascate di Triulintas, immerse nel verde. Ci godiamo un po’ questa vista prima di tornare in uno spiazzo qui vicino…a lavorare!

 

FRAMMENTI SONORI

In arrivo…

 

BREVI NOVELLE SARDE

Workaway è un servizio di ospitalità internazionale che consente ai membri di mettersi in contatto l’un l’altro per organizzare soggiorni in famiglia e scambi culturali. Tutti i ragazzi stranieri che ho incontrato oggi sono finiti a casa di Giovanni tramite Workaway. In cambio di vitto e alloggio i ragazzi fanno vari tipi di lavoro: la mattina nei campi, in questo periodo a tenere in ordine gli uliveti e pulire dalle sterpaglie. La sera è tenuta libera o a volte si fanno vari tipi di attività. Oggi per esempio siamo venuti qui alle cascate perché tra qualche giorno si terrà un laboratorio per ragazzi sulla costruzione del tipico ‘pinnetto’ sardo. Sul versante della vallata ci mettiamo ad accumulare grosse pietre che, tramite una vera e propria catena di passaggio, accumuliamo in uno spiazzo. Qui, con questo materiale, verrà pian piano costruita la struttura con l’aiuto di esperti locali. Workaway mi sembra proprio una bella iniziativa, considerando che tra una pietra e l’altra ci scappa un sorso di birra e due risate non sembra proprio di lavorare!