2/377: Oliena

ISPIRAZIONI

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Giorno 2. Pedalata in discesa. Bivio di Marreri. Pedalata in salita. Dura. “È tutto in pianura” mi dissero. Costeggiando il Monte Ortobene però la vista che mi lascio dietro è mozzafiato, in una giornata quasi estiva, colori nitidi, profumo di campagna con un sentore di fumo, qualcuno che brucia sterpaglie?

Due pastori maremmani mi corrono dietro, il mio incubo, gli urlo contro fortissimo, come mi hanno insegnato, ed effettivamente si fermano e tornano indietro. Confortato dalla fuga proseguo fieramente e mi fermo a mangiare due corbezzoli.

Svalico. Un’altra discesa. Veloce. Spunta il Supramonte. E un’altra salita, dura, verso Oliena, ai piedi del massiccio calcareo che incombe sul paese (“È tutto in pianura”…risuona).

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Accoglienza speciale. Istituzioni e cittadini. Vino Cannonau nella stanza del Sindaco. Pranzo regale a casa di una famiglia speciale, gente rara, appassionata d’arte, entusiasti del mio progetto e di ospitarmi. Riposino.

E via alle sorgenti di Su Gologone che riversano acqua con suono scrosciante sul Cedrino. I danni dell’alluvione del 2013. Le pareti di roccia calcarea, in periodi di pioggia abbondante, fanno acqua da tutti i pori…letteralmente. Acqua che ha viaggiato per chilometri sotto terra, all’interno di cavità carsiche di cui tutta la zona è notoriamente piena.

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E arte. Oggi all’ex convento dei Gesuiti una mostra sul costume tradizionale, con un allestimento eccezionale, contemporaneo, sensoriale, 7 stanze tematiche profumate, incenso, tabacco, lavanda, sapone, con il costume olianese ‘smembrato’ nei suoi componenti, uno per stanza, prestiti della popolazione.

Ho abbastanza per scrivere qualcosa con il mio ukulele basso. Missione compiuta. Posso permettermi di godermi una bella cena…con un bel dessert…di Siniscola!

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FRAMMENTI SONORI

Ispirato dall’eleganza e sobrietà della mostra del costume tradizionale. Scritto a casa di Graziella Piras.

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BREVI NOVELLE SARDE

Enrico, 12 anni, suona la batteria. Ha la fortuna di avere uno scantinato bellissimo, con lo strumento incastonato dentro una larga ed elegante nicchia. Dopo cena gli chiedo se gli va di suonare qualcosa con me, all’ukulele basso. Enrico accetta, ma appena vede che i genitori e tutti gli ospiti vogliono seguirci mi dice sulla porta dello scantinato “entra, svelto, così ci chiudiamo a chiave”. Dunque siamo soli e possiamo sbizzarrirci. L’ukulele non è amplificato. Gli chiedo se può suonare piano così ci sentiamo entrambi. Si, si mi dice lui. Allora, cosa suoniamo? Accordato, ‘Another one bites the dust’ dei Queen. Bene, c’è anche una bella linea di basso! One, two, three, four…BOOM CHA BOOM CHA…e andiamo avanti per 5 minuti, con Enrico che suona a volumi da stadio, amplificati dalla nicchia, e il mio povero ukulele che avrebbe anche potuto suonare Bohemian Rhapsody…ma che disciplinatamente continua a suonare la bellissima linea di basso di Deacon.