216/377: Torralba

ISPIRAZIONE

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Un paio di chilometri di percorso per arrivare al paese di oggi, dove mi attendono il Sindaco Vincenzo e Mariantonietta, Geronoma e Rossana della Pro Loco che mi porteranno in giro in quest’ennesima giornata calda (e siamo solo a giugno!).

Dopo un buon caffè ci mettiamo in macchina per andare a visitare uno dei siti nuragici più iconici della Sardegna: la cosiddetta Valle dei Nuraghi. Usciamo dal paese e discendiamo verso la vallata gialla e assolata, territorio di ex vulcani, in direzione del suo monumento più importante, la reggia nuragica di Santu Antine. Qui ci ricevono le persone della cooperativa La Pintadera che gestisce il sito. Iniziamo il tour in questo luogo in qualche modo magico, nonostante il caldo che monta. La torre nuragica si staglia scura verso il cielo blu, e noi ci entriamo, a trovare un po’ di refrigerio (i nuragici sapevano ben costruire a prova di caldo!). Le sale sono bellissime, soprattutto quella centrale, altissima, ma ciò che mi colpisce di più sono i corridoi di unione tra le torri, la cui bellezza è intensificata da un bel sistema di illuminazione. L’unico luogo simile che ho visto è il nuraghe Voes di Nule, con dei bellissimi corridoi, ma purtroppo in stato di parziale abbandono. Dai bastioni possiamo ammirare nella sua interezza la Valle dei Nuraghi, e aguzzando la vista inizio a contarne uno, due, tre…quattro…cinque! E forse tanti altri guardando meglio.

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È proprio nella valle che ci addentriamo, una volta lasciato Santu Antine. Passiamo la chiesa campestre dello Spirito Santo, come da copione storico costruita accanto ai resti di un nuraghe, e arriviamo fino al Nuraghe Ruju, un nuraghe purtroppo non scavato, ma altrettanto maestoso di Santu Antine. Si capisce che anche da qui potrebbe uscire fuori chissà quale sito importante, e se solo potesse essere reso fruibile!

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Una volta rientrati in paese visitiamo il museo archeologico, dove posso finalmente ammirare una serie di reperti provenienti dai siti archeologici della zona. Purtroppo il reperto più importante, la famosa pintadera ritrovata a Santu Antine, si trova qui in copia, mentre l’originale è al Museo Sanna di Sassari. Ma la quantità di reperti in mostra è comunque impressionante. Inclusi ritrovamenti successivi al nuragico, romano, medioevale, e sono fortunato che in questi giorni è stata qui allestita la mostra “Navi Traffici Mercati. La Sardegna nelle rotte del Mediterraneo tra preistoria ed età romana“ nata da un’idea del sindaco di Ittireddu Franco Campus col quale ero qualche giorno fa, dall’archeologa Nadia Canu, con la quale pure mi trovavo qualche giorno prima a Muros e da Giovanni Romano. Una bella esposizione di riproduzioni di reperti, di modellini di navi, di mappe e di una bella sezione tattile.

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Dopo pranzo riesco a riposare un po’ al b&b Sa Domu de su Re (che è un altro nome della reggia di Santu Antine) e poi, quando il pomeriggio si trasforma in sera esco per le vie di Torralba. Oggi si svolge la Processione San Pietro, il patrono del paese. Mentre prendo un caffè al bar vedo la processione passare e la seguo per un po’ sulla strada principale, contornata di palazzine eleganti, dai bordi di porte e finestre fatto di pietre basaltiche e calcaree, bianche e nere, un pattern comune in queste zone vulcaniche con residui di calcari.

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Mi stacco dalla processione per vedere la chiesa di Santa Croce, con dei bei dettagli in pietrasulla facciata e sui bordi, e poi passeggio sul ciottolato del centro storico, dove si trovano molte case antiche con bei dettagli in pietra. Visito una interessante fontana in pietra e poi il bel lavatoio, ed infine arrivo alla chiesa S Pietro, la meta d’arrivo della processione, dove si sta concludendo la messa. La serata si conclude proprio qui, con cibo e della musica dal vivo, dove mi lasciano uno spazio per suonare un brano all’ukulele basso, e rientrando al b&b mi godo la vista notturna dei vicoli e delle belle case di questo paese del Meilogu, sperando che domani faccia meno caldo.

 

FRAMMENTI SONORI

In arrivo…

 

BREVI NOVELLE SARDE

La famosa pintadera di Torralba è divenuta uno dei simboli distintivi della Sardegna e della sua storia millenaria. La funzione di quest’oggetto non è ancora chiarissima. Si pensa che gli oggetti simili che hanno un manico nel retro possano essere stati utilizzati come una sorta di timbro per marchiare altri oggetti. Molti esemplari come questo però mancano di manico. Alcuni studi ipotizzano che questi fossero degli oggetti usati come dei calendari solari e lunari (si è scoperto che nella maggior parte dei nuraghi, nei due solstizi d’estate e d’inverno la luce del sorgere o del tramontare del sole entra nella torre centrale esattamente dalla linea di un’altra delle torri).

Dovunque stia la verità, sappiamo per certo che oggi questa affascinante immagine stellata è usata come logo, a volte con l’aggiunta di qualche colore, come fa per esempio la Fondazione di Sardegna, un’importante istituzione che promuove lo sviluppo socio-economico della Sardegna. È anche grazie alla Fondazione che tantissime realtà culturali in Sardegna possono andare avanti nelle loro attività, musei, mostre, eventi (penso a tutti i festival musicali e letterari), editori locali e iniziative varie.

Allora lunga vita alla pintadera di Torralba, sempre che il museo Sanna di Sassari riapra i battenti, magari grazie all’aiuto della Fondazione, e che questo gioiello dell’antichità possa essere di nuovo visibile e ammirabile dal grande pubblico!