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318/377: Turri

ISPIRAZIONE

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Arrivo a Turri in tarda mattinata, attraverso una strada campestre, scortato da Diego, che mi ha guidato nel suo paese natale Setzu che ho fatto in tempo a visitare in mattinata. A Turri mi accolgono Tiziana e Luigi che mi ospiteranno per la giornata. È già ora di pranzo e Tiziana ha preparato un bel pranzetto a base di pesce, condito con lo zafferano, tipico di questo paese e qui prodotto.

Nel pomeriggio lavoro al blog e appena cala il caldo, ancora spaventosamente africano, usciamo per fare un giro del paese. Chiedo a Tiziana, assessore alla cultura, il significato del nome Turri. Certamente deriva dalla presenza di un torre, forse nuragica, ma che in paese non è rimasta, nonostante nel territorio ci siano i resti di diversi nuraghi.

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Camminiamo nelle strade del paese, ammirando le molte case in pietra di arenaria gialla e basalto scuro, litologie della Giara, e anche mattoni in ladiri. Ci affacciamo anche dentro alcuni tipici cortili campidanesi, alcuni con bellissimi giardini. Camminiamo fino alla cosiddetta “collina dei tulipani”, ora spoglia ma in primavera ricoperta di un fiore non proprio sardo. In compenso qui sotto la collina si trovano coltivazioni di altri fiori, e serre, nonché orti ricchi di cavoli e altre verdure di stagione, inclusi i peperoncini. Lo zafferano invece, simbolo del paese, non è ancora sbocciato. Quest’anno, con la carenza di pioggia da più di quattro mesi, tutti i prodotti sono sfasati e, come le olive, in bassissima quantità.

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Passiamo accanto al vecchio cimitero, dove un tempo c’era la chiesetta di Sant’ Elia, ora scomparsa, e camminiamo fino ad un bel terreno dove si svolge annualmente un evento dove si effettua la mietitura manuale. Tutt’intorno moltissimi ulivi secolari e millenari, come ho già visto in molti dei paesi qui vicino. Anche qui a Turri si trova una casa museo, ora chiusa perché viene allestita solo durante le manifestazioni. Arriviamo a S’arrieddu, uno stretto vicoletto dove un tempo passava un torrente, e alla fine di esso sbuchiamo in un bel piazzale con un vecchio pozzo.

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Rientrati sulla strada principale ammiriamo un nuovo murale, finito di realizzare qualche giorno fa da tre artisti tedeschi che son rimasti qui dieci giorni. Il murale raffigura il simbolo del paese, il fiore di zafferano, anche se alcune signore del paese si fermano a guardarlo e non sono molto contente (stamane un signore anziano mi ha fermato chiedendomi “hai visto il nuovo tatuaggio del paese?”. Qui accanto si trova la Piazza Prisoni, chiamata così perché si pensa che esistesse qui una vecchia prigione spagnola.

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Concludiamo il giro arrivando al vecchio Monte Granatico, e al bell’edificio che ora ospita il Banco di Sardegna, proprio di fronte alla bella chiesetta di San Sebastiano, dei primi del Seicento, dove sta finendo la messa, trasmessa da un altoparlante anche all’esterno, e riesco a vedere il bell’interno. Rientrando ci fermiamo a casa dei vicini di Tiziana per ammirare la vecchia bottega del mastro ferraio, rimasta così da quando smise di essere in funzione e con tutti gli attrezzi originali arrugginiti, incluso il forno con il soffione in mastice, funzionante!

La serata si conclude con una pizza a casa di Tiziana e Luigi, dove ci hanno raggiunto degli amici, e tra un bicchiere di birra e uno di vino, si discute dei problemi della Sardegna, del prezzo del latte, di energia, di proprietà terriera, di rifiuti, e di mentalità “medioevali”.

 

FRAMMENTI SONORI

In arrivo…

 

BREVI NOVELLE SARDE

Questo scorso marzo 2019 si è svolta a Turri la seconda edizione di Tulipani in Sardegna, una giornata all’insegna dei fiori tipicamente olandesi organizzata dalla Hobby Flor, di Michelangelo Galitzia, un appassionato di floricoltura e visionario a tal punto da ricreare in Sardegna un pezzo d’Olanda. La collina che ho visitato oggi, purtroppo spoglia, si tinge di colore quando in primavera sbocciano circa 150mila bulbi di tulipani, piantati in modo da creare disegni e particolari forme degne dei migliori ‘arredi’ paesaggistici europei.

Il prezzo del biglietto di ingresso quest’anno costava 5 €, che consentiva ai visitatori l’accesso alla collina per ammirare il parco in fiore e due tulipani in omaggio. Chi voleva poteva cogliere tutti i fiori che desideravano pagando poi all’uscita il prezzo di 1,5 € a tulipano. Per gli amanti dei picnic era possibile ristorarsi con un pranzo al sacco all’interno dell’area attrezzata all’ombra di alberi secolari e scattare qualche fotografia.

Vedendo gli operai già a lavoro in autunno, presumo che si stia già preparando per la primavera prossima. Voci di corridoio dicono che i camminamenti verranno coperti con dei tunnel di rose…non ci resta che aspettare l’anno prossimo e recarci a Turri a verificare!