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54/377: Pabillonis

ISPIRAZIONE

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Mi metto in viaggio di buon ora. Il cielo è finalmente limpido, la temperatura è scesa e c’è un’aria frizzante. Il percorso è semplice e poco trafficato, passo in una strada interna, in mezzo ai campi, e prima di arrivare a Pabillonis costeggio una serie di pale eoliche imponenti.

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Attraverso un ponte sopra il Riu Bellu ed entro in paese, faccio le mie foto di rito, al cartello, il selfie, e la foto al Municipio, e poi mi dirigo all’agriturismo Surbiu dove mi attende Matteo. Il luogo è molto bello, poco fuori paese, nei campi con una bella vista a 360 gradi. Siamo nel bel mezzo del Campidano, non lontani dal castello di Monreale da un lato e con la vista del Monte Arcuentu dall’altra.

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Appena mi sistemo Matteo mi porta a fare un giro del paese. Passiamo dalla piazzetta con l’antica chiesa di San Giovanni Battista, poi percorriamo le strade con dei bei palazzi in ladiri, addirittura uno a tre piani! La sede della proloco è una bella casa campidanese con una corte contenente tanti reperti e ceramiche, e un’esposizione di foto storiche.

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Nel pomeriggio l’assessore alla cultura Marco mi porta a fare un giro archeologico delle campagne intorno a Pabillonis. Dapprima il sito di Nuraxi Fenu, accanto alla linea ferroviaria, quello che resta di un nuraghe pentalobato. Le dimensioni sono notevoli. Poi ci spostiamo alla chiesa di San Lussorio, su una collinetta, alla base della quale ci sono massi basaltici enormi, chiaro segno dell’esistenza di un sito nuragico tutt’intorno. Poco distante i resti di un’altra chiesetta, dove un tempo sorgeva l’originale villaggio poi saccheggiato dai Mori e abbandonato. Il tramonto dietro l’Arcuentu è mozzafiato.

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Pabillonis è il paese delle ceramiche. Passiamo a vedere il monumento alle pentole, is pingiadasa, dedicato all’arte che rese celebre il paese, la manifattura di pentole di terracotta, e poi a casa del bravissimo ceramista Ugo Serpi, autore della serie Sa Tzia, ceramiche di donna sarda in costume dallo stile contemporaneo.

Per cena ci spostiamo ad Arbus. Così vedo i 6 chilometri di dura salita che mi aspetteranno per la tappa subito dopo Natale!

 

FRAMMENTI SONORI

Ispirato dal canto di un uccello.

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BREVI NOVELLE SARDE

Sto pedalando lungo la strada che porta a Pabillonis, quando la videocamera GoPro che porto montata sul casco si spegne da sola, probabilmente la batteria è scarica. Il suono che emette sono sette ‘bip’ in successione abbastanza veloce bip-bip-bip-bip-bip-bip-bip. Sto passando accanto a degli alberi. Neppure un secondo dopo il suono della GoPro un uccello canta esattamente lo stesso ritmo con la stessa nota! Un’imitazione perfetta…che è diventato il frammento musicale di oggi.


Quando si parla di archeologia in Sardegna potrebbe anche parlarsi di saghe, più che di novelle. Sto visitando moltissimi siti archeologici, in tutte le aree che ho coperto, alcuni ben curati, attrezzati, altri lasciati all’opera della natura, altri ancora da scoprire. Come quello attorno alla chiesa di San Lussorio. Rimango stupefatto dalla quantità di siti del genere che ho visitato, che rimangono inesplorati per svariate ragioni, principalmente però problemi di soldi, di autorizzazioni, di burocrazia. Siti dove una pioggia violenta può tirar fuori resti di artefatti umani, cocci di vasellame, perfino ossa…viste coi miei occhi! C’è allora da porsi tante domande sul perchè questo accada, perchè non si riesca a convogliare risorse verso qualcosa che porterebbe visibilità, indotto economico e movimento nel territorio. Ognuno ha le proprie risposte, il Comune, la Regione, lo Stato. Qualcosa viene fatto, ogni tanto, come si può, e con tempi lunghissimi. E la saga continua…