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61/377: Buggerru

ISPIRAZIONE

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Uscito da Portixeddu, frazione di Fluminimaggiore dove ho fatto una pausa per ammirare il mare, il panorama, e fare una suonatina con l’ukulele in una piccola insenatura, proseguo per il rettilineo che costeggia la spiaggia, ora già Comune di Buggerru, e mi devo rifermare per ammirare le dune di San Nicolò. Da qui in poi è tutta salita. Arrivato in cima, la vista di cui si gode è incredibile, fino a Capo Pecora. Da qui si entra in zona di calcari bianchissimi, e dopo poche curve si apre la visuale del porticciolo di Buggerru.

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Entro in paese, scendo lungo la via principale e arrivo dritto al porto. Alle spalle tutto il paese, lungo e stretto in un avvallamento naturale. Ai lati del porto quelle che erano strutture minerarie, la laveria, depositi e anche ingressi di gallerie, ormai recintati e sbarrati. Dietro il porto sta anche il Museo, chiuso, e un ex deposito di acqua ben ristrutturato. In una piazzetta, sdraiate nell’erba, quattro statue in pietra, monumento ai minatori morti nei disordini del 1904. Qui a Buggerru infatti in quell’anno ci fu uno dei primi scioperi e una delle prime proteste sindacali d’Italia in favore del trattamento dei minatori, che purtroppo finì in un eccidio.

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Buggerru era chiamata la ‘petite Paris’, in quanto fu una società francese che aveva acquistato le miniere, mandando lì i suoi dirigenti, i quali vi conducevano una vita decisamente parigina, in contrasto con quella dei minatori. Nonostante le case oggi siano quasi tutte moderne, sono rimaste delle palazzine storiche con tratti in stile Liberty.

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Faccio un giro nella bella spiaggia accanto al porticciolo, alle spalle della quale si trovano dei depositi immensi di sterili delle miniere. Poi in bici riesco ad arrivare fino alla fine del molo, dal quale si gode di una visione completa del paese, racchiuso tra i due costoni calcarei.

Ritornato in centro, risalgo su un dei due costoni di calcari grigi dove si trovano anche le fermate della via Crucis, per arrivare all’ingresso della galleria Henry, purtroppo chiusa. Ritorno in paese, dove mi accoglie Fiorenzo all’hotel ’904 (che prende il nome dall’infausta data). Fiorenzo lavora anche per l’associazione turistica Green Buggerru e mi dà un sacco di dritte per il mio percorso del giorno dopo.

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La mattina, sulla via per Iglesias, mi fermo poco dopo la grande salita all’uscita di Buggerru. Grazie alle indicazioni di Fiorenzo riesco a trovare l’uscita della galleria Henry, qualche chilometro distante dall’ingresso di ieri. Qui si possono ammirare i binari della piccola ferrovia che portava il materiale fuori dalla miniera. È un luogo magico, anche per la vista che si gode dagli strapiombi sul mare. Da uno di questi si può ammirare uno spuntone calcareo che esce dall’acqua, chiamato Nido dell’Aquila.

FRAMMENTI SONORI

Ricordi francesi.

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BREVI NOVELLE SARDE

Fiorenzo mi racconta di Duna Jam. E rimango piacevolmente sorpreso. Ogni anno da più di dieci anni, agli inizi di giugno, la zona di Buggerru si riempie di motociclisti tedeschi per una settimana. Ma non sono i tipici mototuristi in vacanza, bensì degli amanti della musica rock che si danno appuntamento qui per una serie di concerti in luoghi speciali, sulla spiaggia di San Nicolò, al tempio di Antas, nei siti minerari e in altri ancora. Gli eventi, esclusivamente organizzati da un gruppo di tedeschi, non sono pubblicizzati, avvengono come delle feste o happening improvvisati con la gente che si accampa nelle location, una specie di Woodstock moderna. Dopo aver visto dei video su YouTube mi rendo conto che non sono dei semplici eventi improvvisati, ma ci dev’essere un’organizzazione piuttosto grande dietro, per poter gestire tutti gli aspetti tecnici e organizzativi della settimana. Fiorenzo mi dice che Duna Jam porta economia nel territorio ed è per questo che va avanti da così a lungo. I tedeschi sono ben accolti dalla comunità, e alla fine della settimana, dove vengono consumati quantitativi di birra che i negozi locali non riescono a soddisfare, le carovane di bikers impacchettano tutto, lasciano i posti più puliti di come li hanno trovati, e se ne tornano in Germania. Auf Wiedersehen! Adiousu!