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66/377: Gonnesa

ISPIRAZIONE

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Non mi ero ben reso conto che per andare a Gonnesa da Villamassargia avevo solo due opzioni, ed entrambe passando da strade statali o provinciali un po’ trafficate. Decido così di seguire il consiglio di alcuni bikers e di tagliare dall’interno passando dalle miniere di Barega. Traccio l’itinerario e capisco che dovrò stare attento a non perdermi. Per fortuna però Gigi, ciclista di Gonnesa che mi ospiterà, decide di venirmi incontro (sarà la mia salvezza!)

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Parto abbastanza presto per prendermi il tempo di percorrere la ventina di chilometri di cui alcuni in sterrato, e la temperatura è sempre molto bassa. Percorro un tratto di 4 corsie, superato ‘a sfioro’ da diversi mezzi, e finalmente mi immetto nella strada bianca che va verso le miniere. Le vedo in lontananza ai piedi di una montagna, con tutte le strutture abbandonate. Arrivo al piazzale antistante le miniere dove mi aspetta Gigi…e non solo…una bella salita al 13%, la più ripida finora fatta, credo, per fortuna tutta in asfalto. Ne approfitto per lasciare le borse nella macchina di Gigi e…VIA! Arrivato in alto, la vista è eccezionale nonostante la giornata coperta, tutta la piana che va verso Carbonia, il Monte Sirai e le isole di Sant’Antioco e San Pietro. Passiamo un villaggio minerario abbandonato, molto suggestivo, e poi inizia la discesa tra i boschi, tutta sterrata.

Arrivati in paese facciamo un giro, la strada principale che serpeggia nel centro storico, attraverso il quale passa il Cammino Minerario di Santa Barbara (ormai un fedele compagno di queste tappe!), vediamo la chiesa di Santa Barbara, il piazzale antistante il bel palazzo del Comune, e poi ci fermiamo per pranzo.

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Nel pomeriggio ritrovo Gigi che con la macchina mi porta a vedere un po’ di territorio intorno al paese.  Andando verso la costa ci fermiamo al sito del nuraghe Seruci, immenso. Come in tanti altri siti, c’è ancora molto da scavare e scoprire! Nei campi di fronte le querce sono piegate verso sud-est, a causa del forte maestrale che batte questo tratto di costa. Scendiamo fino alla Marina di Gonnesa e a Porto Paglia, una ex tonnara, ora ben riconvertita in alloggi privati.

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Ci dirigiamo poi verso l’interno. Dapprima saliamo alle miniere di Seddas Moddizzis, attorno alle quali sorgeva il Villaggio Asproni, ora completamente abbandonato. Il luogo è enorme e suggestivo, palazzine eleganti della direzione, case per gli operai, la chiesa e altri stabili. Ne percorriamo le strade in silenzio, un villaggio fantasma. Tornati in macchina guidiamo verso Sa Macchina Beccia, una enorme cattedrale nel deserto, detta anche il Castello per la sua enorme struttura. Era il pozzo di estrazione della miniera di San Giorgio con annessa una macchina a vapore. Concludiamo il giro in cima al Monte San Giovanni. Siamo a più di 500 metri di altezza e, battuti da un maestrale sferzante e gelido, ci godiamo il panorama, la piana di Carbonia e il Golfo di Palmas da una parte e le miniere di Monteponi, Iglesias, e il Marganai dall’altra.

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Concludo la serata a lavorare in un angolino che ho trovato nel centro di Gonnesa, la libreria/sala da tè Storytelling, uno spazio carino, tranquillo e creativo, dove la proprietaria Eleonora mi serve un buon tè nero con biscotti, tra le tante selezioni di tè e tisane presenti.

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

Due famiglie. Famiglia uno: Luigia e Alberto, che possiedono una farmacia sulla via principale, mi invitano a pranzo. Hanno seguito il mio progetto fin dall’inizio, e mi fanno sentire uno di casa. Ci sono due dei tre figli, Letizia che fa ancora il liceo, gioca a pallavolo e vorrebbe iscriversi a economia, e Leonardo che dopo aver tentato un po’ di farmacia ha deciso di buttarsi nel cinema e sta studiando cinematografia al DAMS di Bologna. E poi il terzo che oggi non c’è, Lorenzo, vive in Svizzera e studia fisica. C’è un piano elettrico in casa, lo suono prima di pranzo, poi vedo una chitarra e suono anche quella. E parliamo del mio progetto, e poi dei progetti dei giovani ragazzi, che mi sembrano già avviati verso percorsi promettenti.

Famiglia due: Gigi e Marika, mi ospitano a cena e a dormire. E mi fanno una lavatrice! Con loro i figli Simone e Silvia, forse 6 e 10 (ho dimenticato!) che prima di cena sfoggiano i loro talenti, Simone preparandomi un bel disegno, aggiungendo dettagli di volta in volta, fino a farlo diventare un quadro surrealista, e Silvia facendo ginnastica, ruote, spaccate, e sfoggiando una buona conoscenza dell’inglese (che testo senza sforzarmi di semplificare), e anche lei producendomi un disegno, più sofisticato di quello del fratellino. E poi tocca a me suonare l’ukulele e incantare tutti.

Spero che queste due famiglie portino un buon ricordo del mio passaggio a Gonnesa, e soprattutto di essere stato di esempio alle nuove generazioni: se avete un sogno nel cassetto datevi da fare per realizzarlo, non importa quanto assurdo o difficile sia, JUST GO FOR IT!