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14/377: Tonara

ISPIRAZIONE

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Oggi finalmente la prima giornata di bel tempo dopo dieci giorni orrendi. Sole e cielo blu mi accompagnano in discesa, costeggiando le montagne coperte di boschi. Arrivo al bivio per Tonara e da qui è tutta salita per sei chilometri, ma non me ne accorgo. Il panorama è troppo bello per essere distratti dalla fatica delle gambe.

Anche qui incontro il Sindaco e la famiglia che mi ospiterà, Franco e Rosina. Il primo impatto col paese è genealogico: scopro che due miei trisnonni sono sepolti qui. Mi attivo all’ufficio anagrafe e riesco a trovare le loro sepolture al vecchio cimitero, da cui si gode una vista della vallata impressionante.

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Nel pomeriggio passiamo a far visita a una delle tre principali botteghe di campanacci artigianali, dove Ignazio e Marco Floris mi spiegano tutti gli affascinanti passaggi di produzione di questi veri e propri strumenti musicali (continua sotto su ’BREVI NOVELLE SARDE’). Poi passeggiamo per le strade di Tonara, addobbate dalle pietre di Pinuccio Sciola e gli alberi di Antonio Sini, e dai moderni murales, visitando poi l’antica chiesetta di Sant’Antonio.

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Di sera Pierluigi, fratello di Franco, mi porta a vedere i rioni storici di Tonara. Anche qui (come a Desulo) ce ne sono tre: Arasulè, Toneri e Teliseri, vecchi villaggi che nel tempo si son riuniti (anche se ancora, da un punto panoramico, se ne distinguono bene i confini).

Un quarto villaggio più a valle invece venne abbandonato negli anni ’40: era Ilalà. Tra mille storie di preti, podestà e donne ribelli di Tonara, concludiamo il giro visitando la casa natale di uno dei poeti sardi più celebri e più musicati, Peppino Mereu, e la fontana di Galuse da lui cantata in una celebre poesia (dove in realtà é la fontana stessa che canta in versi le storie e i segreti del paese).

Concludiamo con una pizza insieme alle donne del coro femminile di Tonara, che a una a una mi pongono una domanda sul progetto, accuratamente trascritte insieme alle mie risposte da Pierluigi che si ripropone di scrivere un articolo sulla mia avventura.

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È solo la mattina dopo, sulla via per Tiana, che riesco a fermarmi all’Antico Torronificio Pili, dove Gianni mi mostra le fasi di produzione e, in finale, mi fa gustare una palettata di torrone caldo appena uscito dall’impasto…Un’altra esperienza!

 

FRAMMENTI SONORI

Ispirato dal ritmo delle accordature campanacci di Ignazio Floris. Scritto a casa di Franco e Rosina La Croce.

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BREVI NOVELLE SARDE

Ignazio produce campanacci, come suo padre e suo nonno, e suo figlio Marco traghetta l’attività nella quarta generazione. Mentre Marco mi mostra le varie fasi di produzione, Ignazio lavora a delle puntature (la chiusura dei bordi).

Quando giunge la fase di accordatura dei campanacci, però, è solamente Ignazio che se ne può occupare: lui ha un orecchio sopraffino per questi ‘toni’. Ignazio prende un campanaccio, lo batte un po’ di volte con un ritmo che sembra casuale, ma che poi ripeterà similmente quando prende un altro campanaccio (da questo ritmo ho composto il frammento sonoro di oggi).

Ignazio mi racconta che ogni campanaccio suona leggermente diverso da un altro.

È impossibile, per via del materiale e del numero di colpi che si danno per forgiarlo, che due campanacci abbiano esattamente lo stesso suono.

E questo, con mia grande sorpresa, i pastori sardi lo sanno bene.

Quando vanno da Ignazio a comprare i campanacci per il loro bestiame, sono molto specifici nel richiedere determinati suoni e accordature: gli servono per riconoscere i singoli capi del gregge.

Ma non solo. Ogni pastore si fa accompagnare da un ‘esperto’ musicale, un altro pastore che sta fuori dalla bottega.

Quando i vari campanacci vengono suonati, l’esperto decide qual è la combinazione più ‘intonata’ con l’ambiente naturale nel quale il gregge si muoverà, e il suono generale che ne uscirà.

Con dei versi gutturali urlati, approva o disapprova i suoni, finché la combinazione perfetta è scelta.

Una vera ‘sinfonia pastorale’… Altro che Beethoven!