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178/377: Bortigiadas

ISPIRAZIONE

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Parto da Aggius col sole. Mi aspetta un po’ di salita per rientrare in direzione Tempio Pausania, e poi mi lancio in picchiata nella discesa nella SS127, costeggiando la vallata stretta e verdissima che si apre in lontananza sulla piana di Perfugas. Arrivato al bivio di Bortigiadas però mi aspettano tre chilometri di salita durissimi, alleviati solo dal bel paesaggio boschivo che attraverso, superando anche la ferrovia e la vecchia stazione della linea Sassari-Tempio-Palau, ormai utilizzate solo dal Trenino Verde.

Arrivo in paese dove l’Assessore Pier Paolo mi sta aspettando di fronte al Comune. Saliamo in Municipio, dove finalmente conosco il Sindaco Emiliano, il quale, in veste di Presidente dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) Sardegna, ha contribuito molto a far conoscere questo mio progetto a livello mediatico. Scendiamo nella piazza, che si affaccia sulla magnifica vallata, e prendiamo un caffè al bar prima di iniziare le attività della giornata.

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La prima tappa è alle scuole, insieme alle ragazze del servizio civile, per raccontare la mia avventura ai bambini, suonare l’ukulele, sperando che questa storia ‘d’altri tempi’ come qualcuno l’ha definita, trasmetta loro i valori dell’impegno e determinazione, l’importanza dell’arte, delle cose belle e del rispetto per la natura.

Subito dopo, proprio accanto alle scuole, visitiamo il Museo Mineralogico e della Terra, contenente una ricca collezione di minerali provenienti sia da questo territorio (interessato in passato da attività estrattive, meno conosciute rispetto ad altre zone della Sardegna) sia da comuni limitrofi e più lontani. Nello stesso stabile si trovano delle bellissime terrecotte dell’artista Pinuccio Sciola, figure che rappresentano personaggi della vita paesana, uomini in berritta, donne col copricapo.

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Per pranzo sono ospite da Maria Viola, consigliere comunale, che si è presa carico anche del mio alloggio. Nel pomeriggio incontro di nuovo Emiliano, che in macchina mi porta vicino alla la frazione di Figa Ruja, in una stretta vallecola che va verso il territorio di Viddalba, per vedere un’attività di cui ho sentito ormai parlare tanto, ma ‘d’altri tempi’, come il mio viaggio, e della quale al giorno d’oggi esistono pochissimi esempi: la produzione di carbone fatta dai carbonari. Arriviamo in un terreno dove Antonello e Mario hanno appena spento una ‘chea’, il tipico ammasso di legna coperto di terra, al cui interno brucia lentamente il materiale che diventerà carbone di altissima qualità. Il mucchio sta ancora fumando, intorno qualche pezzo di ‘quasi’ carbone estratto. Antonello e Mario ci invitano a bere un bicchiere di vino e raccontano di quest’attività, che da secoli prosegue di padre in figlio, e che tutto sommato ha ancora senso proseguire, proprio per la qualità del prodotto, ormai introvabile nei prodotti commerciali.

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Rientrati in paese Emiliano mi lascia nelle mani di Maria Viola e di Marcello, un altro assessore comunale, per andare al centro degli anziani. Qui, come alle scuole, porto la mia esperienza di viaggiatore-musicista, questa volta all’altra estremità dello spettro dell’esistenza umana, e, tirato su il volume al massimo, suono diversi brani all’ukulele, suscitando l’interesse di un pubblico molto longevo.

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Usciti dal centro anziani facciamo un giro per il centro del paese, ricco di scorci caratteristici, e abbellito dai bellissimi pannelli fotografici che ritraggono le terrecotte di Sciola inserite in situazioni ‘paesane’. Visito la chiesa di San Nicola, con la facciata costruita rigorosamente in cantoni granitici. Non lontano da qui un bel lavatoio in granito, e la piccola chiesetta di Santa Croce, sempre in granito. Attraversiamo tutto il centro storico, tra viottoli stretti, per arrivare all’atra estremità del paese, dove si trova un altro bel lavatoio, degli anni ’50, sulla strada che conduce alla chiesetta campestre di Santa Lucia.

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Infine l’assessore Marcello mi porta in macchina a visitare le alture dietro il paese, non solo per ammirare il parco eolico ed il panorama che da qui spazia fino a Tempio Pausania e alla catena del Limbara, ma soprattutto per mostrarmi la salita che dovrò affrontare domani per arrivare a Bonaita, frazione di Aggius, in direzione di Trinità d’Agultu. Concludo questa ricca giornata a cena con Maria Viola, e come per miracolo riesco ad andare a letto presto!

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

In questo viaggio mi è capitato più volte di incrociare le linee ferroviarie a scartamento ridotto, un tempo Ferrovie Complementari della Sardegna, oggi ARST, delle quali una buona parte utilizzate solamente per il Trenino Verde, un servizio turistico. Grazie all’attraversamento di paesaggi incredibili, queste linee erano battute anche da viaggiatori stranieri: Mare e Sardegna dell’inglese David H. Lawrence descrive il suo viaggio sulla Cagliari-Isili-Sorgono (“Prendiamo il trenino delle Secondarie,… ovunque esso vada”).

Le ho incontrate già dalla tappa 19, a Sorgono, capolinea della linea Isili-Sorgono, ultimo tratto della linea che un tempo partiva da Cagliari, oggi in parte sostituita dalla metropolitana leggera fino a Monserrato. Le ho rincontrate in Ogliastra, la linea Mandas-Arbatax, con le belle stazioncine incontrate a Ussassai, Gairo, Ulassai, Osini, Elini, Lanusei, Tortolì.

Oggi incappo nella linea Sassari-Tempio-Palau, già incrociata a Calangianus, Luras e Tempio Pausania. Qui si trova una particolarità: una galleria “elicoidale”, dove un tratto di strada ferrata si avvita su se stessa percorrendo due ellissi di circa 1000 metri a forma di chiocciola, di cui 525 in galleria, per ottenere il superamento di un dislivello di 70/80 metri in un breve spazio. Oltre a questa galleria ne esiste solo un’altra simile, vicino a Lanusei sulla linea Mandas-Arbatax.

Negli ultimi anni le linee del Trenino Verde hanno subito chiusure parziali, a causa di problemi sul tracciato e di manutenzione lenta o mai eseguita. Ciò ha portato al calo del turismo specialmente in alcune piccole località. Si spera che i gestori e le autorità regionali possano al più presto sanare questa situazione, per riportare tutte le linee all’efficienza e allo sfruttamento del loro grandissimo potenziale.