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210/377: Codrongianos

ISPIRAZIONE

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Parto da Muros e ripercorro la bellissima strada che costeggia il costone calcareo, rientro a Florinas e mi butto in direzione della 131, che scavalco per arrivare poco dopo a Codrongianos, dove mi aspetta in Sindaco, anche lui ciclista. Arrivo al bar e vedo una bella bici da corsa fuori, entro e mi dirigo verso il ciclista. Parliamo per un bel po’, ma poi capisco che non si tratta del Sindaco ma di un ciclista di passaggio che si è fermato al bar per riposarsi e che forse non capiva bene a che giro del paese e progetto io mi riferissi. Poco dopo arriva il vero Sindaco, Andrea, con una mountain bike, e, salutato Angelo, ora possiamo iniziare il giro!

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Prima tappa è la famosa basilica Santissima Trinità di Saccargia, fuori dal paese. Io e Andrea ci lanciamo in una discesa mozzafiato (sto già pensando alla risalita…) e poco dopo arriviamo alla chiesa meravigliosa, fatta di pietre nere e bianche, che si staglia nella piccola piana. Entriamo al suo interno per ammirare i dettagli, la bella cappella affrescata, antichi quadri, poi riusciamo in mezzo a molti turisti, osservo i bei capitelli nel loggiato frontale, ed intorno alla chiesa i resti del monastero. Fa molto caldo e ne approfittiamo per bere una bibita fresca al bar qui di fianco. Andrea mi mostra le colline di fronte, dove si trova il Nuraghe Nieddu, ma decidiamo di non salire, anche perché bisognerebbe inoltrasi con questo caldo in mezzo alla vegetazione.

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Risaliamo in paese da un altro lato, e giriamo le stradine del centro storico. Andrea si ferma spesso a parlare con qualche abitante, ed infine ci fermiamo a quella che viene chiamata “Sa chentina de s’artista”. L’artista è Ciccigheddu (Francesco) che ha allestito una piccola cantina artistica e ci tira dentro ad assaggiare vino…pericolo…per fortuna riusciamo a divincolarci presto e a fermarci per pranzo, dove posso assaggiare i ciccioneddos, una pasta tipica di questa zona simile ai malloreddus del Campidano.

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Nel pomeriggio mi metto a lavorare in ludoteca, un ampio spazio attrezzato dove peraltro alloggerò stanotte. Poi riesco, dapprima per assistere alla processione del Corpus Domini che si snoda per tutto i paese, con la sacra ostia seguita da quattro uomini che sorreggono un baldacchino, e buona parte della popolazione che segue. Prima che la processione concluda alla chiesa di Santa Croce, dove rincontrerò il sindaco Andrea, decido di ritornare a Saccargia, per godermi questa meravigliosa chiesa con la luce calante della sera. Dunque ripercorro la discesa ed una volta arrivato i turisti sono andati via, ed in completa solitudine posso tirar fuori l’ukulele e suonare sotto il sagrato e sotto una luce magica.

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Risalgo, questa volta per la stessa strada, una bella salita dura, per tornare in centro storico a fare qualche foto. Passo la casa della beata Elisabetta Sanna, una donna nativa di Codrongianos a fine ‘700, che a tre mesi perdette la capacità di sollevare le braccia. Nonostante ciò si sposò, ebbe figli, ma una volta restata vedova e fece voto di castità, fece un pellegrinaggio in Terra Santa, finì a Roma, e non poté mai tornare a Codrongianos per sopravvenuti gravi disturbi fisici,  dedicandosi totalmente alla preghiera ed a servire i malati e i poveri. Giro il vecchio rione Carruzu, con le viuzze pavimentate con ciottolato, e arrivo alla chiesa parrocchiale di San Paolo. Il sole sta tramontando e la vista da qui su tutto il paesino è fenomenale, con il tipico picco calcareo a forma di becco che troneggia in lontananza.

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Arrivo giusto giusto per la conclusione della processione, e insieme ad Andrea e agli amici ci prendiamo una bella pizza accompagnata da birra fresca. Prima di riportarmi in ludoteca, Andrea mi para della sua passione per la mountain bike, delle varie corse a cui ha partecipato, e mi porta (ormai col buio) a vedere il parco alla periferia del paese, dove c’è in programma la costruzione di un circuito per mountain bike.

 

FRAMMENTI SONORI

Live at Saccargia…in arrivo…

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BREVI NOVELLE SARDE

La basilica Santissima Trinità di Saccargia venne completata nel 1116 per volontà del giudice Costantino I di Torres, il quale la fece costruire come ringraziamento per l’esaudito voto alla Madonna di avere un figlio, Gonario II di Torres. La chiesa venne donata ai monaci Camaldolesi che vi fondarono accanto la loro abbazia. In questo viaggio mi è già capitato di sentir parlare di quest’ordine monastico. Chi sono i Camaldolesi? Una congregazione monastica creata verso il 1024 dal monaco benedettino San Romualdo. La base della congregazione si trovava nell’eremo di Camaldoli presso Arezzo. Da qui l’ordine si sparse per tutta la Toscana, e poi per altre regioni italiane, fino ad arrivare in altri paesi quali Polonia, Francia, Tanzania, Stati Uniti d’America, India e Brasile. In Sardegna si trovano evidenze dei Camaldolesi in tutto il nord Sardegna, quello che era il Giudicato di Torres, ma anche nel Montiferru, a Bonarcado (all’epoca Giudicato di Arborea) e giù fino a Monastir. Ma i Camaldolesi non furono l’unico ordine monastico in Sardegna. Nel medioevo ci fu letteralmente un’invasione, Benedettini, Camaldolesi, Vallombrosani, Vittorini, Cistercensi…ma queste sono altre storie, o meglio novelle.