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211/377: Ploaghe

ISPIRAZIONE

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Siamo solo a giugno e l’aria è già calda la mattina, chissà che estate mi aspetterà. Il paesaggio inizia ad ingiallire, e le rocce vulcaniche sulle quali sorge Ploaghe mi si mostrano davanti, mentre pedalo i pochi chilometri di oggi. Arrivato nei pressi di uno svincolo intravedo la chiesetta di Sant’Antonio Abate, so che vicino ci sono anche i resti della chiesa romana di Sant’Antimo, e poco distante anche la chiesetta di San Michele di Salvennor (un vecchio villaggio medioevale ormai scomparso).

Inizio la salita verso Ploaghe e poco dopo, mentre già boccheggio dal caldo, mi si avvicina un ciclista. È Dany “restauratore”, così l’ho conosciuto su Facebook e oggi mi vuole accompagnare in ingresso ne suo paese! Percorriamo la strada principale, passiamo la bella piazza, piena di chiese e antiche costruzioni, e arriviamo in Comune, o meglio “sopra” il Comune, cioè sul tetto a livello strada, da dove si gode una vista eccezionale su tutta la piana di sotto. Qui ci attende l’assessore Giovanni, che mi fa entrare (scendendo le scale) per una saluto istituzionale, e che si prenderà cura di me per tutta la giornata.

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Giovanni è giovane ed entusiasta, e le notizie che mi fornisce sul suo paese sono sia di natura storica, ma soprattutto di natura “produttiva”. Un po’ quello che desideravo trovare in questo viaggio, non solo il passato, ma anche contemporaneità, come l’uomo sardo di oggi sta cercando di tener passo ai tempi.

E dunque, mentre prendiamo un caffè nella bellissima piazza dove si trova non solo la bella parrocchiale di San Pietro (ex cattedrale) che ospita i famosi Candelieri (unici insieme a Sassari, Nulvi e Iglesias), ma anche gli oratori di Santa Croce e del Rosario, dalle fattezze di vere e proprie chiese che rendono la piazza ricchissima (proprio per questo qui son state fatte molte riprese del film Ovunque Proteggimi del sassarese Bonifacio Angius). Sempre nella piazza si trova il vecchio cimitero monumentale, la Casa Parrocchiale e il vecchio palazzo municipale, ex monte granatico, che verrà presto restaurato e riaperto. Che piazza!

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Ci muoviamo e andiamo a vedere la casa di uno dei più celebri personaggi storici di Ploaghe, il Canonico Giovanni Spano. Purtroppo la casa è al momento abbandonata ma si spera che presto si trovino le risorse per rimetterla in sesto. Da qui andiamo a visitare il panificio Salude e Trigu di Antonio, che produce pane carasau (e non solo) col grano duro, trasformato in semolato nel mulino a pietra, lievitato naturalmente e cotto a legna.

Mentre ci dirigiamo a vedere l’ex convento dei Cappuccini dove stasera mi esibirò, Giovanni mi parla di altre realtà del paese: il pastificio Sini, che produce gnocchi di qualità, dell’acqua Smeraldina (che viene prodotta a Tempio Pausania ma il cui proprietario è di Ploaghe), e dei supermarket Ruda, dove ci fermiamo a salutare il proprietario Andrea (e poi c’è Dany “il restauratore”, con lo stesso cognome Ruda, che restaura mobili antichi).

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Una volta visitato il bellissimo ex convento dei Cappuccini, ci fermiamo a pranzo a casa di Giovanni, dove posso assaporare la cucina del padre Nico, e nel pomeriggio facciamo visita a La Genuina, un’azienda di insaccati di maiale, capra e pecora. Il proprietario Antonello ci mostra tutte le zone, dove si lavorano le carni, le celle frigorifere, dove entriamo felici di questa boccata di fresco, e le zone di essiccazione e maturazione. Qui si producono anche carni Halal e Kosher, in un’ottica aperta verso i mercati globali, i consumi consapevoli e il rispetto di principi etici e religiosi. E dopo l’interessante giro ci aspetta l’assaggio dei prodotti, buonissimi, davanti ad un buon bicchiere di vino.

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Una volta rientrato in centro, sulla piazza principale, ne approfitto per visitare il piccolo cimitero monumentale, accanto alla chiesa di San Pietro, e la bella mostra dell’affascinante Quadreria Spano, la collezione del canonico, presso l’Oratorio del Rosario, guidato dalla studiosa Rosa Anna che mi illustra un po’ di queste opere magnifiche acquistate dal canonico o che gli vennero donate nelle sue escursioni per le chiese della Sardegna, e che poi lui donò al Municipio perchè venissero conservate o vendute per la realizzazione di opere pubbliche.

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Arriva l’ora dell’evento. Il bellissimo chiostro del convento si riempie di persone e la luce della sera rende l’atmosfera speciale. Ho l’onore di essere in compagnia del Coro di Ploaghe diretto dal Maestro Piero Concu, che dopo aver ascoltato un po’ della mia storia e della mia musica, si esibisce in brani del loro repertorio, al quale poi mi unisco. E abbiamo anche l’onore di ascoltare delle argute poesie in Logudorese recitate da Piero Masala, un poeta ploaghese presente nel pubblico, in risposta alla mia lettura della poesia ‘In S’Abba’ di mio bisnonno Pasquale Dessanay. Tutti contenti dopo la bella serata ci rifocilliamo al banchetto allestito sotto il porticato dalla Pro Loco, con prodotti locali, e poi un gelato in piazza con amici venuti a sentirmi da Sassari e posso finalmente andare a dormire nella casa che mi è stata gentilmente messa a disposizione da Giovanna.

 

FRAMMENTI SONORI

In arrivo…

 

BREVI NOVELLE SARDE

Sul Canonico Spano, originario di Ploaghe ma poi vissuto a Roma e a cagliari dove morì e dove è sepolto, al cimitero di Bonaria, in una tomba progettata e fatta costruire quando era ancora in vita, si può leggere parecchio. E soprattutto si possono leggere i suoi scritti, che spaziano dall’archeologia, all’etnografia e alla linguistica sarda. Ma preferisco accennare ad una figura con origini ploaghesi più ‘fresca’, contemporanea, vivente. Si tratta di Leonardo Sini, giovane direttore d’orchestra nato a Sassari ma da genitori di Ploaghe. Il padre Salvatore è il Presidente della banda di Ploaghe, mentre lui, Leonardo, ha studiato prima tromba a Sassari e poi direzione orchestrale, a Londra ed in Olanda, e di recente, a soli 29 anni, è stato impegnato a Cremona, Pavia e Bergamo con “La sonnambula” di Bellini. Intervistato di recente sull’Unione Sarda, Leonardo racconta cosa vuol dire essere direttori d’orchestra, ma soprattutto cosa vuol dire essere attaccati alle proprie origini e trovare la felicità: “è importante avere radici salde, ma andare ‘fuori’ e confrontarsi con altre persone e altre culture è indispensabile. Infine si può tornare con un bagaglio addosso: è questa la vera felicità”.