Giave

228/377: Giave

ISPIRAZIONE

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Panorama del Logudoro con Sa Pedra Mendalza e il Monte Santo in fondo

Oggi mi aspetta una tappa un po’ più lunga, circa 25 chilometri, un percorso in una strada tutta curve e solitaria tra Romana e Giave. Non incrocio una macchina, e quando invece incrocio l’ingresso di un ovile aperto devo fermarmi per affrontare i pastori maremmani che mi vengono incontro abbaiando a tutta velocità. Per fortuna ormai ho imparato e dopo un breve tira e molla riesco a ripartire! Sono in salita ora, costeggiando il Monte Traessu, con i suoi oltre 700 metri di altezza, ed i caldo inizia a sentirsi. Una volta scollinato scendo in picchiata verso la piana dove passa la SS131, e percorro un tratto di pianura fino agli ultimi chilometri tutti in salita verso Giave.

Per fortuna l’appuntamento è alla piscina allestita fuori dalle scuole, dove mi accoglie la Sindaca Maria Antonietta, col vice-Sindaco Luciano e l’Assessore Maria. Qui ci sono un nutrito gruppo di bambini con i genitori. Li raduniamo tutti all’ombra del gazebo, dove ancora sudato racconto la mia avventura e suono l’ukulele. Una volta finito mi metto in costume e mi butto in piscina! È stato anche portato tanto cibo, preparato dalla stessa Sindaca, e la mattinata passa così, tra un bagno e un succulento piatto, mentre i bambini impazienti di non poter fare il bagno rincorrono un pallone nel cortile.

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Pietra basaltica porosa

Quando la temperatura scende, nel tardo pomeriggio sono in compagnia di Danilo, un collaboratore del Comune, che mi fa fare un bel giro del paese. Partiamo dal monumento ai caduti in un bel basalto scuro, rappresentante un guerriero nuragico. Sulla piazza si affaccia una bella palazzina con dei murales.

Scendiamo verso la ludoteca, sul cui muro esterno si trova un bel murale dipinto dagli stessi bambini, e arriviamo alla parte bassa del paese, che si affaccia su tutto il Logudoro. Una vista magnifica. Mi soffermo ad osservare tutti i territori da me già battuti, il Monte Santo che svetta tra tutti, le alture vulcaniche, la Valle dei Nuraghi.

E proprio qui di fronte si staglia Sa Pedra Mendalza, in linguaggio geologico un ‘neck’ ovvero un collo vulcanico, il magma solidificato nella bocca del vulcano che l’erosione ha lasciato in evidenza. Si dice che in antichità questa roccia era la dimora delle fate, le famose janas.

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Portone con bordi in calcare bianco in palazzina in pietra basaltica

Iniziamo a risalire verso la zona alta del paese, passando la pineta e arrivando al Santuario di San Cosimo, dalla sobria facciata bianca. Dall’altra parte della collina una ex cava è stata riempita di acqua, formando un laghetto. Poco distante si vede la vedetta della forestale, che sorveglia tutto il Logudoro. Passiamo il campo sportivo ed arriviamo alla bella chiesetta di San Sisto, in calcare bianco, circondata dalla pineta.

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Ingresso della chiesa di Santa Croce

Rientrati in paese, passeggiamo per il centro storico. Molte case sono di pietra basaltica, spesso con ornamentazioni in basalto molto poroso, tipico di questa zona vulcanica. Passiamo la chiesa di Santa Croce, con un bell’ingresso, all’interno della quale stanno preparando la statua di San Sebastiano per la festa di questo weekend, peccato non esserci! Anche perché in corrispondenza delle cerimonie per il Santo si svolge S’Ardia, la tipica corsa a cavallo.

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Dettaglio del portale in bronzo della parrocchia di Sant’Andrea

Attraversiamo la Piazza Olmo, detta “piatta ‘e s’umulu” e arriviamo alla bella chiesa Gotico-Catalana di Sant’Andrea. Mi colpisce il bellissimo portone in bronzo, dono di Monsignor Lauro Nurra, sacerdote giavese. Concludiamo la giornata con un aperitivo al bar. Danilo mi parla anche del Nuraghe Oes, nella Valle dei Nuraghi in territorio di Giave, che dovrebbe aprire le porte ai visitatori ai primi di agosto. Peccato non riuscire a vederlo, sarà l’occasione giusta per tornare a Giave.

E poi, totalmente per caso, scopro che Danilo è il cugino di un amico di Cagliari che vive e lavora a New York. E nonostante il fuso orario decido di chiamare Carlo in videoconferenza, e dunque l’aperitivo viene esteso da Giave a New York…peccato che le voci degli altri avventori non ci facciano sentire una parola, ma è bello anche solo vedersi dall’altra parte dell’oceano!

 

FRAMMENTI SONORI

In arrivo…

 

BREVI NOVELLE SARDE

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Murales su palazzina

La Sindaca Maria Antonietta è un’accorata sostenitrice della zona franca in Sardegna, così tanto che le sue richieste di istituire la zona franca a Giave sono ormai passate dal livello regionale al livello nazionale. Man mano che mi avvicinavo a Giave sentivo parlare sempre di più di questa Sindaca da varie persone, fino a quando oggi l’ho conosciuta.

Maria Antonietta si è presa cura di me in maniera egregia. Scopro che la casa con i murales di fronte alla piazza col monumento ai caduti è la sua casa:

“A sinistra è Don Campus, era un parente di mio padre e mi ha regalato la casa perché, per diversi anni, mi sono occupata di lui e delle tre sorelle; dopo la sua morte, dormivo qua. A destra c’è mio marito Stefano Lampis, mancato il 2 aprile del 2011, aveva 43 anni ed era bellissimo, un marmista, un cacciatore, un subacqueo. Infine, alla sua destra la mamma di Don Campus, tzia Maria Antina, che ha fatto tanti sacrifici, chiedeva l’elemosina per far studiare il figlio in seminario”

E mi ha fatto alloggiare in una casa speciale. A fine giornata ricevo un suo messaggio vocale:

“Quella casa era di mio nonno materno Giovanni Marongiu. Mio nonno era un agricoltore. È diventato vedovo giovanissimo e ha allevato cinque figli, mia madre Giovanna Maria era la più grande, e tesseva, tesseva i tappeti e li vendeva con le sorelline, per guadagnare qualche soldo. Poi mio nonno aveva un maiale, e gliel’avevano addirittura rubato. Erano proprio nella massima miseria, nella miseria più assoluta, Immaginati che famiglia. Questa era la casa, l’ha ristrutturata mio fratello Alessandro, che è un giovane ma bravissimo architetto, socio ora della Politecnica di Firenze dove opera. L’ho voluta dare a te per questo giorno perché so che mi porterai fortuna. So che sei stato un ospite gradito, buono, sincero, generoso e acculturato, che lascerà un pezzettino di cuore e di cultura nella nostra casa. Un bacio grande. Maria Antonietta.”