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279/377: Siamanna

ISPIRAZIONE

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Il tragitto di oggi è tra i più brevi, circa 500 metri tra il cartello d’uscita di Siapiccia e quello d’ingresso a Siamanna, in un rettilineo piano. Arrivo a ora di pranzo in Comune dove mi accoglie il Sindaco Velio, il quale prima di pranzo mi porta un po’ in giro a vedere il centro storico del paese, il cui nome come ho già spiegato per i paesi precedenti prende il nome da ‘sa ia manna’, la strada grande, romana, che passando da Fordongianus collegava il sud alle zone centrali.

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Nel centro, ben curato, si trovano moltissime case in pietra locale, un’arenaria gialla e molto dura, spesso insieme all’altra pietra locale, un basalto scuro che viene dalle colline circostanti. Insieme alla pietra si vede anche il mattone di fango, ladrini, spesso usato per ‘alzare’ muri in pietra. Vedo moltissimi portali antichi, di case campidanesi, e alcuni muri presentano un contrafforte in pietra alla base. Nella Praza ‘e is ballusu, la piazza dei balli, una parete dell’ex monte granatico è decorata da un murale di Pina Monne.

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Dopo un buon pranzo a casa di Velio insieme alla sua famiglia, facciamo un altro giro per il paese. Mi vengono mostrati i resti di una tomba giganti proprio sul bordo di una strada del paese e vicino una stele nuragica in un terreno privato. Tutto il territorio è infatti ricco di testimonianze archeologiche. Dopo aver guadato il Rio Mannu (ormai ho perso il conto di quanti ce ne sono con lo stesso nome), un affluente del Tirso, arriviamo alla zona artigianale, dove si trovano un oleificio, un importante mangimificio, una falegnameria, ie dove è in progetto l’apertura di uno stabilimento per la produzione di ravioli artigianali.

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Rientriamo in Comune e dopo in Consiglio Comunale vengo preso in consegna dall’assessore Mauro che mi porta a visitare dei siti fuori paese. Prima tappa la chiesetta di San Giovanni, sopra una collinetta ricca di segni di un vecchio villaggio medioevale, e poi al poco distante nuraghe San Giovanni proprio sul confine con Villaurbana dove sarò domani. Anche questo si trova su una collinetta, e avvicindandoci posso vedere sul terreno resti di cocci, forse ceramiche, pezzetti di ossidiana, e per l’ennesima volto rimango stupito da quanto ci sia ancora da scavare in Sardegna.

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Da qui ci spostiamo verso il Monte Grighine proprio alle spalle del paese. Saliamo in direzione del parco eolico, appartenente anche ai comuni di Mogorella e Villaurbana, e ci fermiamo in alto ad ammirare la maestosità delle pale che ci ruotano sopra emettendo il rumore basso che ormai ho sentito in svariate tappe. Ci inoltriamo il una vallata, Sa Cora e’ Is Ottus, l’unica parte boscosa che si salvò da un devastante incendio nel 1983. Il sottobosco è odoroso e fresco, e ci fermiamo in prossimità di un torrente, e di alcune fontane d’acqua da cui mi abbevero. Sopra di noi il rombo delle pale, che intravedo ruotare tra le fronde delle querce.

Saliamo ulteriormente, passando un capanno di frasche, e fermandoci a mangiare more, fino ad arrivare alla vedetta forestale del comune di Allai. Chiediamo al guardiano se possiamo salire fino in cima alla vedetta, e ci viene accordato il permesso. Salita una lunga scaletta a chiocciola arriviamo in cima, il panorama è incredibile, ancora una volta posso ‘ripassare’ mentalmente tutto il mio percorso: vedo a nord Macomer, la Planargia, un pezzo di Marghine, la piana di Abbasanta, la ‘coda’ del Lago Omodeo con Busachi, e poi Fordongianus, e in lontananza a nord est tutto il nuorese, uno spicchio lontanissimo del Corrasi, il Gennargentu, e tutti i paesini che farò nei prossimi giorni. A occidente la vista è ancora più incredibile, tutto il golfo di Oristano, i riflessi della laguna di Cabras, il monte Arcuentu, e a sud oltre il monte Arci, il complesso del Linas e i monti di Capoterra. Che sensazione di dominio!

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Ritornati in paese facciamo un’ultima tappa per fare qualche foto alla bellissima chiesa parrocchiale di Santa Lucia, con una bella facciata di arenaria gialla, e blocchi di trachite rosa, un bellissimo campanile e una cupola di maioliche rosse. Saluto Mauro dopo un aperitivo, e mi mangio una pizza, gentilmente offerta dal Sindaco Velio venuto a salutarmi prima del mio rientro a dormire nella casetta di Siapiccia. Il cielo si sta annuvolando, che sia finalmente l’arrivo dell’autunno? il secondo di questo viaggio.

 

FRAMMENTI SONORI

In arrivo…

 

BREVI NOVELLE SARDE

Sardegna da record. Uno degli aspetti che continua a stupirmi di questo viaggio è quello dell’appropriazione di primati più o meno credibili da parte di quasi tutti i comuni (o meglio dei suoi abitanti o di alcuni di essi). Qui una lista di primati che un altissimo numero di comuni sostiene di avere:

– il territorio comunale tra i primi più ampi, se non il primo. Questo dato è facilmente verificabile online, e un giorno, non ricordo in quale comune, mentre mi dicevano di essere uno dei comuni più grandi per estensione, io controllavo online e li trovavo verso il trentesimo posto! Il comune più esteso è Sassari, seguito da Olbia, Arbus, Ozieri e Teulada. Gli altri rassegnatevi…

– il villaggio nuragico ancora da scavare ma più ampio di Barumini. Ormai un classico. Incontabili i comuni che lo sostengono…

– Il menhir più alto. Anche questo dato sarebbe facilmente verificabile. Eppure sono ancora troppi i comuni che sostengono di avere quel primato. Insieme a questo ci sono poi il nuraghe più alto, l’architrave più grande, la concentrazione più alta di nuraghi (decine se la contendono!), la tomba dei giganti più bella o meglio conservata, la fonte sacra più grande o più bella eccetera…

– Il primo ritrovamento di resti di uva nuragica nel fondo di vasellame. Sentito almeno tre o quattro volte (simile al primato delle uniche tombe dei giganti dove siano state ritrovate ossa)

– Uno dei miei preferiti: il consumo di birra pro-capite. Sentito decine se non centinaia di volte!

Chissà che qualcuno un giorno non decida di mettere fine a queste supposizioni fornendo dati certi e misurati. Aspettiamo con fiducia!