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295/377: Nurallao

ISPIRAZIONE

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Salgo lungo la strada che costeggia il nuraghe Adoni di Villanova Tulo e si inoltra nei verdi boschi che vanno verso Santa Sofia di Laconi. C’è un bel venticello fresco che mi frena un po’ in salita ma dopo non molto, prima della borgata di Bau Mela, imbocco una strada che si inoltra nei boschi e volo giù in picchiata verso Nurallao attraverso querce fittissime, per poi costeggiare un tratto di linea di trenino verde, la cui stazione si trova in cima ad una collina boscosa, ed entrare in paese dal ‘retro’.

Attraverso il centro abitato ed esco subito per avviarmi al b&b Is Camminantis dove starò stanotte. Scarico i bagagli e mi avvio subito a visitare alcuni siti che mi ha consigliato Barbara la proprietaria del b&b. Torno in paese, acquisto dei panini alla bottega e chiedo alla signora dove possa trovare il “forno”. “Te lo mostro subito, era di mio nonno…purtroppo facevano le tegole tutte storte!”. Mi indica la strada e mi avvio. È su una collina. Salita spintissima.

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Arrivo a Funtana ‘e Susu, e trovo lo stabile del vecchio “forno”, la fornace dove si producevano tegole, ben ristrutturato e con un’alta ciminiera in pietra. Nurallao era addirittura chiamata “sa idda de is marigas e de is frascus” (il paese delle brocche e dei fiaschi in terracotta) per via della notevole produzione di terracotta. Da quassù si gode anche un bel panorama, il paese, e poi i paesi limitrofi che visiterò nei prossimi giorni, Nuragus con la Giara di Gesturi  alle spalle e Genoni sul fianco di un’alta collina. Mi siedo nel parchetto accanto allo stabile e mangio il primo panino, al formaggio.

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La seconda tappa è nelle campagne verso Nuragus. Dopo un po’ di strada tra vigneti e collinette calcaree arrivo alla tomba dei giganti di Aiodda, con una bella esedra frontale e un lungo corridoio ben conservato anche se privo della copertura. Non lontano dall’ingresso si trova un menhir, e leggo che ne sono state ritrovate parecchie qui, con diverse decorazioni.

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Ritorno in paese e faccio un giro in bici, salendo nella zona alta del paese, arrivando alla chiesa di San Pietro. Qui intorno si sviluppò il primo nucleo del paese, ma non rimane nulla di antico. In origine esisteva un villaggio, sulla strada per Isili, i cui resti oggi si ritrovano in località Sa Bidda Becia, che scomparve probabilmente per una pestilenza e gli abitanti superstiti si spostarono qui. Dopo aver girato anche l’altra parte del paese alla ricerca di qualche scorcio da fotografare torno al b&b dove mi mangio anche l’altro panino, alla mortadella, e ne approfitto per riposare e lavorare.

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La sera Angelo del b&b mi porta a fare un giro in macchina attraverso la zona boscosa che ho attraversato stamattina, chiamata Funtana Is Arinus. Qui passano due fiumi che si uniscono proprio in corrispondenza delle cascate di Su Craddaxioleddu, che non riusciamo a vedere, ma che probabilmente in questo periodo sono in secca. Incrociamo anche svariati resti di fornaci dove si produceva la calce dai calcari della zona. Rientrando verso il paese passiamo accanto a delle vecchie cave di caolino, che veniva usato fino a non molto tempo fa per la realizzazione di ceramiche molto pregiate. Leggo un cartello, “Itineraridocca”, che ho visto qua e là per tutta la giornata in vari punti che ho attraversato, e quando torno al b&b mi informo sul significato.

 

FRAMMENTI SONORI

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BREVI NOVELLE SARDE

Già da ieri, a Villanova Tulo, sono entrato in una nuova zona della Sardegna, il Sarcidano, che secondo Wikipedia comprende anche Nurallao e i comuni di Escolca, Genoni, Gergei, Isili, Laconi, Nuragus, Nurri, Orroli e Serri. Sono sempre intrigato dalle carte delle ‘regioni’ o meglio ‘sub-regioni’ sarde, più che altro perché ne ho trovate svariate e non sempre coerenti tra loro. Come per le varianti di lingua sarda, anche per quanto riguarda le zone sembra non esserci ancora una risposta definitiva (mi viene in mente quando si parla di Logudoro, Monte Acuto e Gallura).

Comunque non volevo parlare di questo (magari riprenderò il discorso in un’altra novella…se non l’ho già trattato!) ma di un sito che ho scoperto, Itineraridocca.it, gestito dal Consorzio Turistico Sa Perda ‘e Iddoccca, sul quale vengono segnalati, descritti e valorizzati sei itinerari turistici, dedicati all’escursionismo ciclabile, a piedi o a cavallo: il cosiddetto turismo slow. I sei itinerari attraversano un Consorzio di Comuni (Allai, Asuni, Genoni, Gesturi, Laconi, Meana sardo, Nuragus, Nurallao, Ruinas, Samugheo, Villanova Tulo). Oggi ho avvistato dei cartelli che segnalavano l’itinerario ITID01, l’Anello dell’Argilla, così chiamato perché passa attraverso i territori di Laconi, Nurallao e Nuragus, dove sono presenti le cave di caolino e argilla. E vedendolo sul sito mi rendo conto di averne percorso una buona parte. magari nei giorni prossimi ne percorrerò qualche altro tratto!


“Amarsi a Nurallao” era il titolo di una telenovela sarda demenziale (forse uno dei video doppiati dai fratelli Alessandro e Riccardo Coco) inserita all’interno di un programma di un’emittente sarda degli anni Ottanta (forse Odeon TV). Non ho altri dati. Ho cercato online senza risultati. Qualcuno mi può aiutare?