5/377: Oniferi - Feature

5/377: Oniferi

ISPIRAZIONE

5/377: Oniferi - Sas Concas

Nuoro-Lanusei chiusa al traffico. Passo lo stesso. All’uscita della galleria mi ferma la polizia e mi fa cancellare il video della GoPro dicendomi che da lì non potevo passare. Ma vedendomi col bagaglio pesante mi fanno andare, facendo un pò di muso autoritario. Il resto è un bel viaggio, passo i ponti e mi ritrovo sempre con il Monte Gonare in vista, prima di fronte, poi, uscito dalla superstrada, accanto, che mi scruta durante tutta la dura salita.

5/377: Oniferi - Monte Gonare

Poi scendo veloce verso Oniferi dopo aver osservato dall’alto Orani che mi aspetta domani.

Vista dalla finestra del bnb: colline e campagne verdi, greggi e la piccola strisciolina che è la SS131bis. Le strade del paesino sono appena state addobbate con opere d’arte regalate al paese da vari artisti sardi. Statue, murales, ceramiche. Una piccola art exhibition a cielo aperto.

5/377: Oniferi - Street Art

Nelle campagne intorno molta archeologia: Sas Concas, le domus de janas (case delle fate), dove entrando al buio e accovacciato mi sento investito di poteri magici, due tombe dei giganti, dentro le quali invece ci si sta in piedi, e un bel nuraghe, dalla cui cima si gode di una vista eccezionale arricchita dai colri autunnali e da qualche nuvola.

5/377: Oniferi

E poi Clara e Tania che lavorano nella pasticceria locale, e che mi hanno fatto da guide archeologiche, mi riempiono di pabassinos, ne mangio uno, ma il resto come farò a portarlo in bici?

FRAMMENTI SONORI

BREVI NOVELLE SARDE

Francesco fa il pastore, ha un gregge, rientra dalla giornata e mi accoglie per cena insieme alla moglie Cinzia. Francesco è anche ‘sa voche’ dei tenores di Oniferi. Mentre Cinzia cucina, lui mi parla della differenza tra i vari cori a tenores della zona, noi cantiamo più ‘chiusi’, stringiamo, mentre quegli altri cantano ‘aperti’. E mi racconta di come si imparava a cantare a tenores in altri tempi, ascoltando gli anziani e semplicemente cantando, nei bar, fuori dai bar, mantenendo però una propria identità, mentre oggi con i CD i giovani tendono a copiare gli stili senza essere troppo originali. E a volte, mi confessa, lo fanno con molta arroganza!

A cena si mangia pasta al forno, costole di manzo buonissime e formaggio prodotto da Francesco, un pecorino fortissimo e una ricotta tiepida, appena sfornata, con del miele sopra. Francesco mi versa del buon vino rosso, forte. Solo uno, gli dico, che domani devo pedalare!

Parliamo di viaggi. Francesco ha viaggiato molto, forse più di me. È stato a Londra, in Norvegia, in Asia, in America, Los Angeles, San Francisco, Chicago. Mi racconta di quando a New York non ha voluto seguire il gruppo a fare una passeggiata, rimanendo in albergo. Ma uscendo di stanza senza chiave, solo per fare un breve giro, al rientro si ritrova senza conoscenza dell’inglese, a dover spiegare ad un portiere nero ed enorme di voler rientrare ma di aver dimenticato la chiave. Il portiere crede che sia un turista perso per la città e tenta di capire le sue richieste. Dopo dieci minuti di tentativi, Francesco, instizzito, tira fuori la lingua e se la tira forte. Il portiere lo guarda allibito, poi divertito. Francesco gli vuol solo dire che non parla la sua lingua, e questo è il suo modo di comunicarglielo. Quando il gruppo rientra lo ritrova ancora lì fuori, ad intrattenere il portiere, che infine capisce la situazione e fa rientrare tutti con un gran sorriso.

Alla fine del racconto e della cena però i bicchieri di vino sono stati tre, e anche un mirto.