51/377: Terralba

ISPIRAZIONE

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Percorro pochissimi chilometri, in una pista ciclabile che ad un certo punto si interrompe. Proseguo per la strada. Mi fermo al cartello d’ingresso per il mio solito rituale, adesivo 377 e fotografia al cartello, e selfie.

Terralba è il paese di nascita di mio nonno, dunque inizio già a sentirmi sentimentalmente legato al posto. Passo una rotonda oltre la quale intravedo un bella scultura in granito, che scoprirò essere il monumento ai caduti della scultrice Dina Pala. Costeggio la Casa del Fascio, una bella palazzina dal severo stile d’inizio secolo scorso. Arrivo in piazza a Terralba, con la bellissima chiesa di San Pietro, un tempo diocesi, dove le sorelle Valeria e Monica Tronci mi aspettano impazienti seguendo la mia diretta su Facebook.

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Entriamo in Comune dove mi aspettano il Sindaco Sandro e l’Assessore alla Cultura Giulia Carta (la seconda Giulia Carta di questo giro…già è difficile memorizzare nomi e visi, quando poi ci si mettono casi di omonimia è la fine per il mio cervello!). Mi viene donata una bella targa in memoria della mia visita…la prima del giro!

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La mattina è già piena di impegni. Prima, visita alle scuole medie dove racconto la mia avventura a tre classi. Subito dopo, visita al Parco Sebastiano Dessanay che il Comune aveva intitolato a mio nonno diversi anni fa, con anche una pista per skaters, che purtroppo però non può venir utilizzata per motivi di sicurezza. L’Assessore però mi assicura la rivalorizzazione del sito e la rimozione della recinzione che lo circonda.

Il pranzo è organizzato dalla terza sorella Tronci, Claudia, famosa per il suo programma di cucina a Sardegna Uno. Non si smentisce. Orate al forno con patate, eccezionali!

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Nel pomeriggio ci spostiamo a Marceddì, frazione sul mare. Le casette basse somigliano molto alle casette di San Salvatore nel Sinis. Solo che qui c’è il mare da un lato con le barche dei pescatori, e gli stagni dall’altra parte. Camminiamo tra le paludi fino alla bella torre spagnola, proprio sulla riva del mare, con la vista di Capo Frasca di fronte, in una giornata molto ventosa.

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La sera concludiamo con una visita alla mostra sulla bonifica. È un po’ simile a quella che ho visto al museo di Arborea, la storia di come queste aree siano state completamente modificate dall’opera di bonifica del secolo scorso. Alcune foto dei lavori sono impressionanti, soprattutto quelle che mostrano le durissime condizioni di lavoro dei lavoratori, a volte obbligati a spalare con le gambe dentro l’acqua per tutta la giornata, divorati da sanguisughe e zanzare.

 

FRAMMENTI SONORI

Valzer…in preda ad un raptus di romanticismo….

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BREVI NOVELLE SARDE

Visite al buio. Le giornate sono corte, verso le 17 inizia già a fare buio. L’ora ideale per ritirarmi a fare il mio lavoro. Invece nella maggior parte delle giornate la voglia delle mie guide di farmi vedere ancora più cose è sempre grande, anche se c’è buio. Dunque la rassegna di ciò che ho solo intravisto in questo viaggio è lunga: vigneti al buio, vallate al buio, nuraghi al buio, campagne al buio, pozzi sacri l buio, strade e palazzi al buio, chiese al buio, perfino una mostra al buio, nel senso che un topo aveva mangiato i cavi della corrente e il posto era senza elettricità, ma le mie guide non si son scoraggiate e mi hanno fatto fare il giro della mostra illuminando le sale con i telefonini! Dedizione all’ennesima potenza!


Nel 1903 mio nonno Sebastiano Dessanay nacque a Terralba. Nella mia testa, dopo aver ascoltato la storia delle bonifiche di questi territori, ricostruisco lo scenario dei suoi primi anni di vita. Il padre Pasquale venne trasferito qui, come messo comunale. Un territorio circondato completamente da stagni e paludi malsane infestate dalle zanzare anofeli. La malaria era di casa. Terralba si estendeva solo attorno a quella che ora è la via Roma, con la chiesa ad un’estremità. In una di queste case, probabilmente ricostruite, viveva la famiglia Dessanai. In questi anni comunque erano iniziati dei lavori di miglioramento del territorio, soprattutto per il contenimento del rio Mogoro, che spesso straripava violentemente creando devastazione tutt’intorno. Dunque un paesino dove certamente non era facile, probabilmente un incubo. Tale che la famiglia Dessanai nel 1906 si trovava già ad Uras, poco distante verso il Monte Arci, probabilmente una zona leggermente più sana (continua domani…)