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52/377: Uras

ISPIRAZIONE

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La mattina prima della partenza ripasso dalla piazza centrale di Terralba, piena di bancarelle di Natale, dove alcune signore mi riconoscono come ‘quello che fa il giro della Sardegna in bici’ e mi offrono un caffè. Parto energizzato, esco dal paese e prendo una strada di penetrazione agraria per evitare la statale 131. Sul lato sinistro i campi e la vista del Monte Arci, sul lato destro filari di eucaliptus. Poco prima di entrare a Uras mi bloccano dei cani pastore ma per fortuna c’è anche il pastore, col quale mi fermo a scambiare due chiacchere. Siamo su un ponte che passa sopra quello che ora sembra un fiumicciattolo, ma che, mi dice il pastore, anni fa ha straripato, devastando la sua azienda agricola e uccidendogli centinaia di capi di bestiame. Per questo ora il suo gregge di pecore è così piccolo, mi dice.

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Entro in paese da un ingresso secondario. C’è ancora il vecchio cartello col nome Uras, sul quale attacco il mio adesivo. Inizia a piovigginare. Oggi è domenica e il paese è deserto. Passo accanto ad un originale monumento ai caduti. Poco più avanti mi affianca un ragazzino in bici. Gli chiedo dove sia il Comune. “Seguimi, ti ci accompagno io”, la prima volta che vengo scortato da un bambino! Arrivo sulla strada principale, la via Eleonora, e mi butto subito in un bar per lavorare ed evitare la pioggia.

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Dopo qualche ora di lavoro e aver pranzato, mi faccio un altro giro in paese. Qualche casa antica, con bei portali in legno, muri di pietra basaltica. Passo la bella chiesa di Santa Maria Maddalena, il cui campanile è ben visibile dai dintorni, e mi dirigo alla chiesa di Sant’Antonio. Qui incontro un operaio del Comune che sta montando le luminarie, il quale gentilmente mi apre la chiesetta per farmi vedere l’interno, ben ristrutturato, con un presepe e nel pavimento le lapidi che coprono le antiche sepolture. All’esterno una bella piazzetta e del prato verde, sotto il quale riposano molti defunti. Questo era infatti il sito del vecchio cimitero dove dovrebbe essere sepolto anche mio bisnonno Pasquale Dessanai.

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Rientro a Terralba per la notte, dove rincontro la ‘cricca’ di ieri. Concludiamo con una cena buonissima a Sa Cabixetta e mi ritiro al bnb Dente di Leone di Valentina e Marco, che gentilmente mi offrono ospitalità per una seconda notte.

FRAMMENTI SONORI

Ispirato da una poesia di mio bisnonno Pasquale Dessanai.

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BREVI NOVELLE SARDE

(continua da ieri…) La famiglia di mio bisnonno Pasquale si trasferisce da Terralba a Uras tra il 1903, anno di nascita di mio nonno Sebastiano a Terralba, e il 1906, anno di nascita del fratello Delfino a Uras. Pasquale morirà a Uras nel 1919. Dunque la famiglia visse qui per almeno 13 anni. Voglio saperne di più. Ma oggi è domenica, il Comune è chiuso e c’è poca gente in giro. Vedo uno spazio aperto con due signori che accettano donazioni per Natale in cambio di qualche prodotto. Mi fermo a parlarci. Spiego chi sono e chiedo se sanno indicarmi alcune case, quelle dove visse la famiglia Dessanai. “La casa di Zia Peppina X era quella!” dice uno “NOU…” dice l’altro “Ti sbagli, la casa era quell’altra lì” e così per un po’ finchè non sono d’accordo. Ho individuato la casa dove vissero i miei bisnonni con i figli, anche se sicuramente quello che vedo è stato ricostruito successivamente. I due signori son troppo giovani per ricordarsi di mio bisnonno Pasquale, ma si ricordano di mio nonno Sebastiano che venne qui a tenere dei comizi politici, spesso “infuocati” mi dicono.

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Poi voglio visitare il luogo dove è sepolto mio bisnonno. Purtroppo il vecchio cimitero stava fuori dalla chiesetta di Sant’Antonio. In tempi non troppo lontani tutto il piazzzale venne rifatto, le lapidi portate via, ed ora rimane solo un bel prato curato. Quasi certamente le ossa di Pasquale sono qui sotto ma è impossibile sapere dove. Vado al cimitero nuovo. Nelle mura di cinta rimane incastonata qualche lapide proveniente dal vecchio cimitero ma non c’è traccia di Dessanai.

La mattina dopo ritorno a Uras prima di dirigermi verso San Nicolò d’Arcidano. Mi attende il Sindaco Anna Maria, che non ha potuto incontrarmi la domenica. Mi vuole aiutare a raccogliere qualche informazione in più su mio bisnonno. Mi porta da Ilario, un signore che raccoglie documentazione sul paese, foto, cartoline, lettere etc. Ilario conosce bene la storia dei Dessanai a Uras (tra l’altro descritta anche dallo studioso Francesco Sonis in un suo articolo). E mi svela un’informazione preziosissima. “Sapevi che tuo bisnonno era anche fotografo?”…”Fotografo???”. Sapevo che Pasquale fosse impiegato comunale, oltrechè poeta per diletto, ma proprio fotografo no! Apparentemente Ilario è incappato in una foto d’epoca che rappresentava un vecchio ponte Romano poco fuori Uras, ora sparito. Nella foto lui ricorda un timbrino ‘Pasquale Dessanai fotografo’. Ecco, questa è proprio nuova! Purtroppo Ilario non ricorda bene dove ha visto la foto, e si impegna a cercare di rintracciarla. Questa caccia alla foto diventerà anche la nuova missione delle mie ricerche genealogiche!