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16/377: Ovodda

INSPIRAZIONE

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Viaggio in salita. La strada è breve e il panorama sempre bellissimo, con la vallata del fiume Tino sulla sinistra.

Passo una piccola zona industriale e arrivo a Ovodda presto e, tutto sommato, riposato, erano solo pochi chilometri di salita.

È sabato e il paese è calmo. Faccio le mie foto di rito di questo viaggio: il selfie d’obbligo, il cartello d’ingresso del paese con il mio adesivo 377, e le foto del municipio, oggi chiuso.

Noto un cartello per gli automobilisti: ‘fate attenzione, in questo paese i bambini giocano ancora in strada’. L’avevo già letto in un altro paese, non ricordo dove. Questo però è tutto colorato.

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Incontro il Sindaco Cristina. Mi offre il caffè e mi parla un po’ del paese, di ciò che posso vedere, anche se purtroppo non riuscirò ad assistere alla produzione del famoso pane, che è anche il mio preferito, perché i forni sono chiusi fino a lunedì.

Mi accontento di un giro nel centro storico, molto grazioso, con tanti edifici ristrutturati e le immancabili case antiche abbandonate (anche se sembrano meno rispetto ad altri paesi) che donano, anche loro, un certo fascino a questi paesi di montagna. Anche qui tanti murales.

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Cristina mi racconta dell’economia di questi luoghi, legata ancora all’agricoltura e alla pastorizia, ma con importanti attività produttive, per esempio la lavorazione dei graniti.

Mi dice che il cartello a colori per gli automobilisti è stato fatto dagli stessi bambini, e dell’importanza dell’educazione nelle loro scuole.

Quando lascio la sua casa mi mostra, con orgoglio, una scritta in vernice bianca in strada, di fronte alla sua casa, lasciata da qualche cittadino contento del suo operato: ’SINDACO TOP’.

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In serata, riprendo le mie ricerche genealogiche e scopro che la trisnonna, sepolta a Tonara, ritrovata qualche giorno fa, aveva origini ovoddesi. Trovo il suo ramo, risalendo indietro fino agli inizi del ‘600, in un importante volume sulle genealogie di Ovodda scritto da Raffaele Cau.

Concludo dunque la giornata all’ombra degli antenati barocchi.

 

FRAMMENTI SONORI

Ispirato dalle sonorità delle launeddas. Scritto a casa di Giampiero Mattu.

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BREVI NOVELLE SARDE

Giampiero, che stanotte mi ospiterà, rifornisce le mense delle scuole del circondario.

Mi prepara una cena a base di pesce, la prima variante culinaria da quando ho iniziato questo viaggio.

Mi mostra, con orgoglio, qualche quadro dipinto da artisti locali, qualche libro scritto da ovoddesi, poesie, rimedi antichi, medicina, genealogie e altro, e mi parla dei suonatori di launeddas, ormai spariti da Ovodda, e dei suonatori di organetto.

Ha una biblioteca ben fornita. Mi racconta che una volta aveva conservato il cibo avanzato dalle forniture alle scuole: pizza. Aveva distribuito i tranci di pizza ad altri paesani, e da allora una signora anziana ogni volta che lo vede gli chiede se abbia ancora di quella pizza.

Rispettoso del mio lavoro, dopo cena mi lascia in cucina a scrivere fino a tardi.

La mattina dopo mi prepara una bella tisana di zenzero fresco e limone. Prima che io parta mi dice che uscirà a farsi un bel giro vista la bella giornata. Gli chiedo se in bicicletta e lui mi risponde di no, che da quando da bambino si era sfracellato alla fine della strada principale, la bicicletta non l’ha più toccata.