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36/377: Narbolia

ISPIRAZIONE

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Tutta discesa! Per davvero. Pochissimi movimenti di gambe oggi! Narbolia è l’ultimo paese alle pendici del Montiferru, da qui in poi sarà prevalentemente pianura. La giornata è velata, quest’autunno proprio non riesce a migliorare, almeno da queste parti. Oggi sono preoccupato perchè non ho ancora risolto dove alloggerò per la notte. Ho solo un contatto con un musicista locale, un tale Giuseppe di cui mi hanno passato il contatto.

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Arrivo in Comune, il Sindaco non c’è, parlo con un’impiegata che non mi può aiutare. Decido di fare un giro in paese in attesa che arrivi il Sindaco. Anche qui a Narbolia le case sono ben curate, in basalto con un po’ di trachite verde, strade ben lastricate, una bella chiesa con un importante campanile visibile la lontano.

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Preoccupato per l’alloggio mi dirigo in un agriturismo ma è chiuso fino a Pasqua. Decido di pedalare fino ai resti di una chiesetta campestre, la chiesa di S’Eremita, pare luogo di culto dall’epoca nuragica. Sulla strada vedo anche un nuraghe ben conservato. Arrivo ai ruderi della chiesa. Il luogo è molto suggestivo anche se completamente abbandonato. Su una pietra al lato dell’ingresso c’è un’iscrizione antica, leggo qualcosa online, un rebus nuragico. Si ipotizza anche qui come a Norbello la presenza dei templari. L’interno è assolutamente diroccato, ma si intravedono delle nicchie alle pareti e dietro la zona dell’altare. Controllo se è possibile ritagliarsi un angolo riparato per passare la notte (davvero). Il resto della giornata è descritta nella breve novella sarda, oggi tutta riservata all’ospitalità!

 

FRAMMENTI SONORI

Ispirato dalla chitarra pizzicata di Onofrio Cocco.

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BREVI NOVELLE SARDE

Mentre pedalo in una stradina osservando le abitazioni, sento urlare ‘Sebastiano!’…è Giuseppe, il mio unico contatto a Narbolia, al quale avevo mandato un messaggio. Mi porta a casa sua a prendere il caffè e mi suona un po’ di chitarra sarda ‘pizzicata’, una tecnica che si sta perdendo mi dice, appresa dal maestro Onofrio Cocco. Purtroppo Giuseppe parte da Narbolia e non potrà aiutarmi per l’alloggio. Dunque lo saluto e riparto a zonzo per il paese con la bici.

In Comune ricevo il contatto di Onofrio Cocco. Mi fermo al bar per mangiare e lo chiamo. ‘Salve Onofrio, sono il musicista ciclista che fa il giro della Sardegna. Oggi purtroppo non trovo ospitalità e sarò costretto a spostarmi a Milis o tornare a Seneghe’. Risposta: ‘COSAAAA??? Vieni subito qui che ne pariamo davanti ad un bicchiere di vino!’

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Ci incontriamo davanti alla sala prove che ha col fratello Giannetto, una casa in basalto con un portale in legno, tutto verniciato con i quattro mori. Dopo qualche battuta mi fa entrare in casa sua, dove la moglie e il figlio (abile costruttore di casette in pietra) si prodigano per darmi da mangiare e da bere. Onofrio mi racconta la storia del Trio Cocco, col fratello e l’ormai defunto padre ‘zio Antonio’. Collaborazioni enormi, nazionali e internazionali. Poi prende una chitarra sarda e mi suona tutto il repertorio di balli che conosce, e alla fine la famosa tecnica di ‘chitarra pizzicata’ appresa dal padre. Compreso a fondo il mio progetto e il mio stato d’animo, Onofrio chiama il fratello e insieme mi propongono di dormire nella loro sala prove, perchè in casa non hanno spazio. Sono contentissimo di stare qui, nonostante l’assenza di bagni (al massimo la farò nei campi!), ma con degli artisti. Passo il pomeriggio a lavorare nel loro studio.

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Nel frattempo, dopo il drammatico post che avevo messo su Facebook alla ricerca di ospitalità, esponendo il rischio di dormire dentro le rovine della chiesa di S’Eremita, vengo contattato dall’impiegata che mi ha accolto in Comune stamattina, Mariafranca, che insieme al marito Claudio hanno deciso di offrirmi ospitalità (certamente dopo aver controllato chi diavolo era questo pazzo che faceva il giro della Sardegna in bicicletta e aver letto il mio post). Valuto la maggior comodità dell’offerta e comunico la mia decisione ai fratelli Cocco, i quali si dimostrano super comprensivi. Onofrio mi accompagna nella nuova dimora, non prima di essere passati nella nuova cantinetta dell’amico Giulio, in una bellissima casa antica ristrutturata, a bere vini novelli, mangiare noci e mandarini, e raccontare ulteriori storie di musicisti.

Arrivato nel nuovo alloggio, Mariafranca e Claudio mi accolgono benissimo, mi fanno sentire a casa, e mi spiegano di quanto siano stati colpiti dal mio progetto. Le loro due figlie, giovanissime, vivono entrambe all’estero, una a Dublino, l’altra a Roma. Hanno entrambe studiato fuori. Loro stessi hanno ospitato una ragazza australiana per un anno, e hanno viaggiato moltissimo. Non sono sorpreso che siano stati in qualche modo attratti (e forse impetositi!) dal mio folle progetto. Vado a letto felice di aver scampato una notte all’addiaccio nella chiesetta di S’Eremita, pensando al concetto di ospitalità, e a come in poche ore si possa acquistare la totale fiducia di sconosciuti. Spero che ciò continui per il resto del viaggio.