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39/377: Tramatza

ISPIRAZIONE

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Il brevissimo viaggio lo faccio in compagnia di due ciclisti, Massimo che ho già conosciuto a Bonarcado, e Gianmichele, che son venuti a prendermi a Bauladu.

Pedaliamo lungo la complanare che corre parallela alla 131. L’elemento dominante sono i canneti. Entriamo il paese costeggiando il bellissimo ponte Romano, il più lungo esistente in Sardegna.

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Arriviamo in Comune dove mi attende il Sindaco Francesca che in realtà ho già conosciuto a Sa Spisseddadura, l’altra notte.

Si uniscono l’assessore Giovanni e la consigliera Gabriella per portarmi a fare un giro del paese.

Il centro è ben curato, stiamo decisamente entrando in Campidano. La pietra basaltica è meno presente mentre si vede ancora qualche muro in ladiri, e molte costruzioni intonacate.

Passiamo dalla piazza dedicata a Sant’Efisio, che qui però si festeggia in un giorno diverso da quello di Cagliari. Passiamo anche la bella chiesa di San Giovanni, che già presenta un misto di pietre da costruzione, inclusa l’arenaria.

Prima di pranzo mi portano in una casa dove alcune signore stanno appena sfornando il pan’e gerda, un pane tipico con i ciccioli di maiale. Lo mangiamo appena sfornato. Poco dopo mi portano nella bellissima Casa Enna, uno spazio dove si svolgono eventi, ricco di oggetti antichi della vita quotidiana di un tempo.

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Il pranzo è dalla Famiglia Orro, dove il titolare dell’azienda Davide è reduce dai due giorni di Sa Spiseddadura, quando le cantine vengono aperte al pubblico per la degustazione della loro vernaccia.

Dopo il pranzo, nel quale posso gustare anche le buonissime creme di olive, asparagi, cipolle e altre da loro prodotte, Davide mi illustra il processo di produzione e, ovviamente, oltre che assaggi, dalla vernaccia più giovane a quella più vecchia, tutte buonissime.

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Nel pomeriggio Gabriella mi porta a vedere più da vicino il ponte Romano, che attraversiamo a piedi. Fino agli anni ’70 ci passavano ancora macchine e camion!

Dopo un giro largo alla periferia, circondata dai cannetti, arriviamo a casa dell’artista Giovanni Lutzu. Oltre a quadri e bellissime sculture in pietra, Giovanni è un esperto lavoratore della canna.

L’esposizione di oggetti, giochi e strumenti musicali è impressionante. Provo a suonare qualche strumento, in particolare un violino di canne con due corde!

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La giornata si conclude a cena in un buon ristorante proprio dietro uno dei luoghi per cui Tramatza è ormai conosciutissima in Sardegna: la sua area di servizio e il bar sulla 131!

Dunque dopo cena, alla quale si è unito anche Sergio, il Sindaco di Milis, facciamo tappa obbligatoria all’oasi 102 per un drink di buonanotte.

 

FRAMMENTI SONORI

Da un’improvvisazione su un violino di canna di Giovanni Lutzu.

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BREVI NOVELLE SARDE

Quando arrivo nel bnb, Vittoria mi accoglie in giardino, dove la mamma Pina, 90 anni, è seduta su una sedia a godersi il poco sole di quest’autunno.

La sera quando il Sindaco Francesca viene a prendermi, ci tratteniamo a parlare con Pina, e Vittoria mi mostra fiera delle bacheche dove sono conservati dei bellissimi pani ornamentali fatti dalla mamma.

Pina ci racconta di come quest’arte si stia perdendo, e di come i giovani che tentano di portarla avanti vogliano imparare e fare tutto troppo in fretta.

E poi ci racconta di quando lei era ancora in attività e c’era molta gente che veniva in paese per vedere il suo pane. Ci dice anche di come molte persone in paese fossero invidiose del suo lavoro. E racconta un episodio di quando una coppia di fuori era venuta in paese a cercarla, e chiedendo in giro se conoscevano dove Pina Loi abitasse, le risposte erano sempre ‘no, no, mai sentita’.

Solo, alla fine, entrati al tabacchino, la mamma dell’attuale Sindaco Francesca, la indirizzò alla sua abitazione.


Ri-incontri.

È solo dopo qualche minuto, dopo avermi presentato il parroco Don Fabio, quando lo sento affermare d’essere di Meana Sardo, che lo riconosco, guardandolo bene, dall’espressione.

Non ci vedevamo da quasi trent’anni. Fabio era seminarista a Cagliari, e frequentava la parrocchia del Santissimo Crocifisso dove io suonavo regolarmente alle messe.

Per me i ritiri spirituali erano un bel modo di passare tempo con gli amici, a divertirci come matti, e a cercare di rimorchiare ragazze.

Per Fabio erano certamente qualcosa di diverso (tranne che il divertimento, che con lui era assicurato!).

Una volta mi diede un crocifisso in oro e mi disse: ‘questo era un regalo, ora io lo do a te, tienilo con cura e ogni volta che lo guardi ricordati di me e di Dio’.

Negli anni ho venduto tutto il mio oro, non più interessato a ricordi di battesimi, prime comunioni e cresime. Una cosa però non ho mai dato via: quel crocifisso. Il quale, ogni volta che me lo son ritrovato saltar fuori durante traslochi e riordinate varie, non mi ha mai fatto pensare a Dio, ma a Fabio.

Per trent’anni. Peccato non averlo avuto con me in questo viaggio, glielo avrei certamente restituito, in onore di questo ri-incontro.